Il blog dei Musei Civici
di Varese
a cura di SULL'ARTE

 

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Il Museo di Arte Moderna e Contemporanea al Castello di Masnago

Il Museo racconta la storia dell'arte a Varese e in Lombardia attraverso dipinti e sculture. Si parte con Morazzone, si passa per Francesco Hayez, la Scapigliatura e si scopre la contemporaneità con Enrico Baj. Le opere d'arte sono allestite nel contesto del Castello di Masnago, dove si conservano cicli di affreschi medioevali unici nel loro genere. Il percorso è corredato da didascalie e il catalogo della collezione approfondisce le singole opere; inoltre è possibile prenotare visite guidate per singoli e gruppi in diverse lingue.

Per saperne di più sulle mostre e sulle attività: Conosco & partecipo e Imparo & mi diverto.

Per tutte le informazioni: fai clic qui


paglianoLo spettacolo del Risorgimento a Villa Mirabello

Nella sala dedicata al Risorgimento si assiste ad un'animazione fatta di musica, luci e parole: il grande dipinto di Eleuterio Pagliano "prende vita" raccontando i fatti che accaddero a Varese tra il 23 e il 26 maggio del 1859 e che sconvolsero la storia dell'Italia intera. Lo spettacolo, della durata di trenta minuti, grazie ai suoi effetti speciali, sedurrà persone di tutte le età.

Per arricchire l'esperienza è possibile prenotare visite guidate alla scoperta di una Varese sconosciuta e coraggiosa: quella del Risorgimento.

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sala verattiGli affreschi in Sala Veratti

L'antico refettorio del Convento di Sant'Antonino, situato nel cuore della città, fu interamente dipinto nel Settecento. La sala ospita attualmente mostre dedicate in particolare all'arte lombarda tra il Cinquecento e il Novecento. Le iniziative degli ultimi anni hanno visto protagonisti Canova, Nuvolone, Legnanino, Morazzone e molti altri artisti significativi.

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masnago bambini

Ai Musei con i bambini

Il museo è un posto dove i bambini, rispettando semplici regole, possono vivere esperienze felici, anche se sono ancora piccolissimi, imparando che ogni opera d'arte ha qualcosa da raccontare.

Per saperne di più sulle iniziative per bambini e famiglie: Imparo & mi diverto.

 


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Carlo Bossoli,  Vedute di Villa Litta a Lainate, 1852-53
bossoli inv173 partLe quattro tempere su carta, realizzate in serie, sono giunte ai Musei Civici di Varese nel 1977 attraverso il lascito del notaio Giuseppe Bonazzola. Si trattava in origine di dieci opere dedicate da Bossoli ai Giardini della Villa Litta a Lainate, probabilmente commissionate dalla famiglia stessa; pur in mancanza di documenti ufficiali che lo certifichino, i rapporti tra il pittore e i Litta, frequenti ed assidui, giustificano questa ipotesi. Nessuna notizia invece per quanto riguarda le altre sei tempere della serie, ma la loro esistenza è comprovata da alcuni scatti fotografici. Testimonianza d’eccezione dell’aspetto originario della villa con i suoi giardini e i suoi giochi d’acqua, queste opere sono ad oggi uno strumento imprescindibile di studio della struttura. Le tempere videro la luce nell’ultimo anno del soggiorno milanese di Bossoli, testimoniandone il pieno inserimento nel novero dei pittori prediletti dalla nobiltà milanese. Scrisse Carlo Tenca in occasione dell’Esposizione di Brera del 1850:” […] L’arte speciale del Bossoli sta nel modo con cui tratta il colore a tempera. Chi non sa quanto facilmente asciughi questo genere di colore e quale prontezza esiga soprattutto nell’amalgama delle tinte diffuse, non può abbastanza valutare il pregio di quei cieli condotti quasi fossero ad olio, e l’armonia generale nell’intonazione dei suoi quadri”.

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Carlo Bossoli, Veduta del lago di Varese, tra 1845 e 1853 circa

bossoli2 veduta del lago di varese 1845 1853caUna piccola tempera su carta di Bossoli raffigurante una veduta del Lago di Varese è giunta ai Musei Civici di Varese attraverso il lascito del notaio Giuseppe Bonazzola. Commissionata dalla dinastia dei Litta di Lainate è testimonianza della presenza della famiglia a Varese. Il duca Antonio Litta Visconti Arese infatti fu, alla metà dell’Ottocento, il proprietario dell’attuale villa Menafoglio Litta Panza di Biumo dopo l’ampliamento affidato a Luigi Canonica da suo padre Pompeo. La veduta tuttavia non è presa certamente dai terrazzi di questa villa ma da altra località posta più a sud. Realizzata probabilmente negli anni in cui Carlo Bossoli, originario di Lugano, fissò la sua residenza a Milano, la tempera ben risponde alle soluzioni stilistiche usate dall’artista nel periodo 1845-1853: una conduzione liquida della pennellata che contrasta con i pochi tratti decisi e marcati usati per rappresentare il terreno e gli alberi del primo piano.

Se vuoi saperne di più, consulta il catalogo del Museo e in particolare la scheda a cura di Paolo Plebani

Ada Schalk, Il vestito azzurro, 1920-1940 circa

schalk vestito azzurro 1920 40caSalendo al piano superiore del Castello di Masnago si ha l’impressione di varcare le soglie del secolo scorso. Tra i protagonisti di quei decenni straordinari spicca una pittrice dal nome straniero. Nata a Milano da una famiglia di origini olandesi, Ada Schalk si è formata tra Monaco, Parigi e Milano dove partecipa alle più importanti esposizioni promosse da Brera, dalla Società Permanente e dalla Famiglia Artistica. Ricordata da Mario Bertolone, l’allora direttore dei Musei Civici di Villa Mirabello, come “una delle più sensibili artiste di Varese”, la pittrice ha subito un periodo di silenzio critico interrotto solo in tempi molto recenti.

L’opera è giunta nelle collezioni civiche varesine grazie alla donazione del giornalista e intellettuale Rinaldo Corti nel 1960.

Se vuoi saperne di più, consulta il catalogo del Museo e in particolare la scheda a cura di Mariella Milan

Innocente Salvini, Il taglio della polenta, 1936
salvini taglio polenta 1936Tra le numerose opere a firma di Innocente Salvini giunte ai Musei Civici varesini certamente colpisce questa grande tela, donata nel 2006 dalla signora Elisa Bregonzio in memoria del padre Cornelio, collezionista fin dagli anni Quaranta delle opere di questo artista nativo di Cocquio Trevisago e che spesso lo accolse in visita nel suo celebre mulino. Il taglio della polenta è per Salvini un pretesto per ritrarre, in un momento di serena convivialità, tutti i suoi congiunti: mamma Francesca, il fratello Giuseppe, la sorella Ambrogina, la sorella Maria con il figlio, la nipote Carla con il nipote Archimede, il cognato Francesco e in piedi la sorella Domenica. Nei primi anni Quaranta sono stati aggiunti, con pennellate veloci e sommarie, la nipote acquisita Cesarina con in braccio il figlio Mosé. Volti fortemente caratterizzati, fisionomie che non lasciano nulla alla retorica o all’idealizzazione, figure che diventano protagoniste del grande racconto famigliare che impronta gran parte della produzione pittorica di Salvini. Dal camino si diffonde una luce calda e vivace che illumina tutti i volti della famiglia raccolta attorno al tavolo, interrotta dalla tonalità verde che spesso caratterizza la personalissima tavolozza di Salvini con i suoi gialli, verdi, rossi e azzurri, alla ricerca di effetti di luminosità prodotta dall’accostamento dei complementari.

Se vuoi saperne di più, consulta il catalogo del Museo e in particolare la scheda a cura di Serena Contini

paglianoEleuterio Pagliano
Passaggio del Ticino a Sesto Calende dei Cacciatori delle Alpi il 23 maggio 1859
1865

Commissionato dall'avvocato Giovanni Antona Traversi e dalla moglie Claudia Grismondi Secco Suardo, il dipinto racconta un episodio della II Guerra di Indipendenza: lo sbarco delle truppe garibaldine a Sesto Calende dopo aver attraversato il Ticino nella notte tra 22 e 23 maggio 1859. La grande tela era destinata alla villa di famiglia a Desio, ma nel 1940 Antonio Bertolone, l'allora direttore dei Musei di Varese, chiese in dono il quadro per collocarlo nel costituendo Museo del Risorgimento, in quanto simbolo di un momento importante della storia varesina. Riconoscere ogni singolo personaggio rappresentato, non senza fatica, da Pagliano potrebbe apparire impresa ardua: fortunatamente nel 1905 fu redatta una meticolosa descrizione dell'evento e del quadro stesso da parte del patriota Giovanni Cadolini che vi aveva partecipato. Settantadue figure quindi, attrici di una scena di grande solennità, sebbene non tutta la critica ne riconobbe l'alta qualità espressiva. L'ausilio della macchina fotografica fu senz'altro alternato alla memoria del pittore stesso, che conobbe molti dei personaggi rappresentati: forse proprio per questo motivo un effetto di staticità e immobilità pervade l'intera scena, il cui senso di azione è ulteriormente attutito dalla luce bassa delle prime ore del mattino.

Se vuoi saperne di più, consulta il catalogo del Museo e in particolare la scheda a cura di Sergio Rebora.

Per tutto il periodo EXPO, l'ingresso alla Sezione risorgimentale di Villa Mirabello è gratuito.

balla-bambina-con-fiori-1902-bisGiacomo Balla, Bambina con fiori, 1902 (?)

Un quadro pressoché inedito, mancante nelle catalogazioni generali più importanti dell'artista, che appartiene al meno noto periodo prefuturista di Giacomo Balla, sottoscrittore assieme a Boccioni del celebre manifesto della pittura futurista. Dopo una prima formazione nelle aule della torinese Accademia Albertina il giovane artista, in ristrettezze economiche, trova lavoro in uno studio di fotografia che gli permette di venire a contatto con i più recenti progressi tecnici in materia, soprattutto per quanto concerne le sperimentazioni nella resa del movimento. Di questo periodo (anni '90 dell'Ottocento) poche sono le opere note che tuttavia presentano i primi studi dell'artista nei confronti della luce a livello pittorico.
A seguito del trasferimento a Roma e del soggiorno parigino del '900 in occasione dell'Esposizione Universale, la sua ricerca pittorica matura in direzione di un linguaggio in cui divisionismo e postimpressionismo si fondono con massima libertà.
A questo periodo risale certamente l'esecuzione di quest'olio che rientra nella cospicua serie di ritratti eseguiti al suo ritorno dalla Francia. La bambina è assoluta protagonista del quadro e dialoga con il paesaggio retrostante grazie alla stesura pittorica libera, caratterizzata da tratti, virgole, punti. Di notevole interesse è inoltre il taglio compositivo scelto dall'artista: un'inquadratura fotografica che elimina i piedi per concentrarsi sul volto della bambina, di una espressività quasi estraniante.

Se vuoi saperne di più, consulta il catalogo del Museo e in particolare la scheda a cura di Aurora Scotti.

varese-lapidario-estense01Tra i numerosi "ricordi marmorei" ospitati nel lapidario di Palazzo Estense di notevole interesse sono quelli dedicati alla memoria di due uomini, che diventeranno anche cognati, che hanno condiviso senso civico, patriottismo e la passione per il giornalismo. Il primo, realizzato nel 1904, è dedicato alla figura del mazziniano Giuseppe Bolchini. Arruolato volontario tra i Cacciatori delle Alpi al seguito di Garibaldi durante la II Guerra di Indipendenza, ottenne una medaglia al valore militare dopo un ferimento in battaglia. Impegnato nella carriera forense nello studio della famiglia Dalla Chiesa, fu anche giornalista militante dirigendo La Libertà e L'indicatore varesino. Morì nel 1903 e i suoi funerali videro grande partecipazione di cittadini e autorità locali. L'anno seguente, per volere dei circoli repubblicani varesini e dalle associazioni di reduci delle guerre d'indipendenza, fu inaugurata la lapide in sua memoria. Il ritratto in bronzo, di mano di Eugenio Pellini, è contraddistinto da veloci spatolate che rendono vibrante la materia, rimandando alle contemporanee sperimentazioni di Medardo Rosso. La lastra in marmo di Verona racchiude l'epigrafe dettata da Giulio Macchi che lo ricorda come "fiera anima repubblicana".

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varese-lapidario-estenseUn'indagine approfondita e attenta quella curata da Serena Contini nel testo Il lapidario di Palazzo Estense a Varese. Storie di uomini e di eroi pubblicato nel 2011.
Il lapidario effettivamente meritava una catalogazione accurata per ricordare il significato profondo che ha assunto dalla fine del XIX secolo fino ai giorni nostri: ricordare pubblicamente i propri concittadini come espressione di orgoglio civico, in particolar modo coloro che si erano distinti partecipando alla causa dell'unificazione nazionale.
Era la Società dei Reduci delle Patrie Battaglie a promuovere il posizionamento di queste lapidi la cui inaugurazione avveniva normalmente il 26 maggio -dopo le celebrazioni in ricordo della battaglia di Varese- o il 2 giugno -in occasione della festa dello Statuto e divenuta in seguito anniversario della morte di Garibaldi-. Le lapidi venivano eseguite grazie ad una sottoscrizione popolare che veniva aperta subito dopo le esequie funebri; tra i ricordi marmorei più importanti vi sono quelli che rievocano Giuseppe Bolchini e Federico dalla Chiesa per cui si rimanda ai prossimi focus.

Se vuoi saperne di più, consulta il catalogo Il lapidario di Palazzo Estense a Varese. Storie di uomini e di eroi, a cura di Serena Contini, Varese, Comune di Varese, 2011

frattini-motta-sciabalon-1935Angelo Frattini
Motta Sciabalon, 1935

Questa piccola terracotta, alta poco più di 50 cm, fu donata ai Musei Civici di Varese dallo stesso Frattini nel 1973. Lo scultore rappresenta qui una figuretta maschile, nell'atto del camminare con le mani in tasca, ripresa più volte in diverse versioni. Si tratta in questo caso di un bozzetto, probabilmente la versione originaria della serie dedicata a questo personaggio, realizzato nell'ultimo periodo milanese dell'artista appena uscito da Brera, prima dunque di fare ritorno a Varese. Una vena realistica ma altrettanto ironica e divertita percorre la piccola scultura la cui identificazione è ancora oggetto di ipotesi. Silvano Colombo definì il Motta "ritratto di un facchino varesino dal piede sciabalàto", tuttavia Sara Fontana sostiene che forse il curioso soprannome si riferiva al mitico Sciabalone, un personaggio appartenente all'immaginario napoletano che rappresenta un uomo magrissimo vestito con abiti sovrabbondanti. Un personaggio forse incontrato dallo stesso Frattini durante il suo soggiorno napoletano in giovane età.

Se vuoi saperne di più, consulta il catalogo del Museo e in particolare la scheda a cura di Sara Fontana.

Federico Bianchi, Annunciazione, 1690-1695 (ca)

bianchi-annunciazione-690-95Dopo tanti focus su opere di arte contemporanea è bene ricordarsi che il Castello di Masnago ospita anche molte opere più antiche di grande rilievo. E' il caso di questa tela, acquistata presso una collezione privata milanese nel 1995 dall'Associazione Amici dei Musei Civici di Varese per donarla alle raccolte comunali.

Attribuito da Francesco Frangi a Federico Bianchi, artista milanese ma di origini varesine, il quadro presenta un'iconografia molto tradizionale del tema dell'Annunciazione. Lo stile di Bianchi però dimostra qui un'evoluzione verso una maggiore morbidezza delle forme e una luminosità più diffusa, pur non concretizzandosi in una svolta radicale nella produzione personale dell'artista.

Se vuoi saperne di più, consulta il catalogo del Museo e in particolare la scheda a cura di Odette D'Albo.

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