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hayez-tamar-di-giudaFrancesco Hayez, Tamar di Giuda, 1847

Collocato in una sala al pianterreno del Castello di Masnago, questo quadro è giunto nelle collezioni civiche varesine grazie alla donazione di Massimo Vita nel 1971, con un'incerta attribuzione ad Hayez, confermata solo nel 1983. Oggetto di molti d'après realizzati ad acquerello dal pittore, il quadro è esempio di una produzione alternativa alla forse più nota pittura di storia, che lo vede qui impegnato nella rappresentazione della figura femminile nuda. Tamar di Giuda fa parte infatti di una serie di opere iniziata con Betsabea al bagno e proseguita con Rebecca, Susanna, Loth e le figlie e diverse altre odalische o bagnanti.
Tema tratto dal libro 38 della Genesi, il dipinto celebra la figura di Tamar che aveva sposato il primo figlio di Giuda, Er. Alla sua morte, secondo la legge, la donna si unì in matrimonio con il fratello del marito, Onan che fu punito con la morte per aver rifiutato di dar seguito alla progenie di Er avendo un figlio da Tamar. Giuda, convinto che Tamar fosse la causa della morte dei suoi figli e non volendo darle in sposo a anche il terzo figlio Sela, finse di dimenticarsi della nuora. Tamar dunque con l'inganno si travestì da prostituta e si unì a Giuda che le promise in dono un capretto, lasciandole in pegno l'anello con il suo sigillo, il cordone e il bastone.

In quest'opera Hayez ha prediletto la figura isolata di Tamar, che appare assorta e rispecchia un malessere esistenziale tipicamente romantico. Il pittore qui ha preferito concentrarsi sulla stesura cromatica interamente giocata sui toni chiari e scuri, la luce del nudo e le ombre catturate dall'ampio panneggio che risulta essere quasi una quinta teatrale, dando vita ad un'opera di rara suggestione e pienezza.

Se vuoi saperne di più, consulta il catalogo del Museo e in particolare la scheda a cura di Fernando Mazzocca.

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