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Non solo arte appesa ai muri o poggiata su colonne al Castello di Masnago. Quadri, statue e sculture allietano i visitatori durante tutto il percorso ma è nella Sala dei Vizi e delle Virtù che le pareti affrescate regalano delle grandi interpretazioni letterarie e filosofiche, con insegnamento morale.

masnago vizi virtuIl tema è la rappresentazione appunto dei vizi e delle virtù, un argomento allegorico tipicamente medievale che si sussegue con continuità per tutto il perimetro di pareti che delimitano la sala, posta al secondo piano del Castello. Questi affreschi quattrocenteschi sono stati scoperti solo nel 1938 da Angelo Mantegazza, allora proprietario del maniero, che sostenne a proprie spese il primo intervento di restauro. La datazione precisa dell’intero ciclo è stata possibile grazie alla presenza, in una delle rappresentazioni, di particolari monete chiamate “Grossi Milanesi”, che furono coniate esclusivamente tra il 1447 e il 1450.

Le scene principali sono composte da gruppi di tre figure femminili inquadrate in aperture delimitate da colonne: quella centrale è la virtù, affiancata lateralmente e in misura equidistante dai due vizi, solitamente uno per eccesso e uno per difetto a lei opposti, su un prato erboso fiorito.

L’ispirazione filosofica e moraleggiante si avverte a prima vista in questo continuo alternarsi di confronti.
Tutte le figure sono identificabili da un simbolo e da un particolare atteggiamento corporeo e le scritte poste sulla sommità precisano meglio l’interpretazione. La Sapienza, ad esempio, è rappresentata con un libro aperto in mano: questo tema simbolico, del libro come strumento di cultura è ricorrente in molte altre opere del Castello (vedi La madre di Leo Spaventa Filippi o Libro di Preghiere di Eleuterio Pagliano, o ancora Frate di Ermeneglido Agazzi).
Possiamo così scorgere la Castità tra Lussuria e Vanità, l’Umiltà tra Superbia e Arroganza e così via, immaginandoci aneddoti e conversazioni in corso fra le figure.

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