Il blog dei Musei Civici
di Varese
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masnago 1pianoCONOSCO & PARTECIPO racconta il nostro modo di lavorare con il pubblico adulto. Scoprite di seguito tutte le nostre proposte!

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Visite guidate e conferenze per i gruppi

Visitate i Musei Civici, che attraverso le opere d'arte raccontano la storia di Varese e del suo territorio.
Potrete inoltre conoscere il Sacro Monte, l'inimitabile paesaggio locale, i piccoli e grandi musei della città e del suo territorio, raccontati da guide abilitate o in una conferenza con storici dell'arte.

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 Visite guidate e conferenze

 


Raccontiamo il mondo dell'arte

Ai Musei troverete iniziative di carattere divulgativo, scientifico e ludico per conoscere le storie dell'arte.

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2017ArtFest eventi 2017ArtFest pieghevole
ArtFest 2017
Programma

ArtFest 2017
Mostra Claudio Benzoni

2017 masnago piero cicoli 2017 veratti alpini 
Castello di Masnago
Mostra Piero Cicoli
Sala Veratti
Mostra Museo Storico Alpini

 


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seicento-varese-03Il Seicento a Varese è prima di tutto il Morazzone, un pittore che ha saputo dare vita a una vera e propria "lingua figurativa" caratteristica di Varese e parlata all'inizio di quel secolo in tutta l'area che si stende a nord di Milano.
Dovendo raccontare un linguaggio figurativo è naturale farlo per immagini, e allora per realizzare il catalogo della mostra (edizioni Lativa, 12 euro) ho iniziato a lavorare proprio scattando con l'aiuto del fotografo numerose immagini inedite.

La macchina fotografica è entrata in San Vittore, che per un pomeriggio intero si è trasformato in un set, e poi nella settima cappella del Sacro Monte, quella affrescata proprio da Morazzone. Qui la cosa che si nota immediatamente è che il pittore ha decorato con particolari strepitosi anche le pareti invisibili al pubblico dei fedeli, che sono obbligati ad osservare dall'esterno.

seicento-varese-02Le immagini realizzate sono pubblicate quasi tutte nel libro, ma vale la pena di proiettarle - con anche qualche dettaglio inedito e raccontarle una per una: lo farò al Castello di Masnago sabato 10 gennaio, alle 11 di mattina.

 

Sabato 10 gennaio alle ore 11

PRESENTAZIONE DEL CATALOGO DELLA MOSTRA "LA LUCE DEL PRIMO SEICENTO"

in corso in Sala Veratti fino al 15 febbraio

Ingresso libero, parcheggio in via Monguelfo

Per info tel. 0332.820409

 

"Non è di bisogno fare memoria delle femmine, perché sono di piccola età: quando sarà il tempo del maritare, se vengono a quello istato, allora ne faremo memoria". Con queste parole appuntate nel suo libro di ricordi Giovanni Morelli, membro dell'élite fiorentina vissuto tra la fine del XIV e la prima metà del XV secolo, ben ci introduce alla condizione delle donne di ceto elevato nel Rinascimento. Non solo affiora la dimessa rassegnazione all'elevata mortalità infantile che non risparmiava neppure le famiglie agiate, ma rivela il ruolo delle figlie femmine considerate merce da immettere sul mercato matrimoniale. L'obbligo di doverle munire di una cospicua dote, che andava a intaccare il patrimonio familiare, induceva infatti il padre a trarne vantaggio tentando in tutti i modi di combinare un matrimonio che gli consentisse di stringere legami con potenti lignaggi. Si trattava di negoziazioni vere e proprie che implicavano la stesura di un contratto matrimoniale, suggellato tra il padre della promessa sposa e il futuro marito, la celebrazione delle nozze in presenza di un notaio e testimoni, la stima da parte di professionisti degli oggetti portati in dote dentro i cassoni nuziali dalla moglie.

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hotel camponovo 00003I sotterranaei dell'ex Hotel Camponovo
al Sacro Monte di Varese

"Cuore del Sacro Monte", credo basterebbe questa definizione (non mia) per descrivere i locali sotterranei dell'ex hotel Camponovo al Sacro Monte di Varese, recentemente restaurati e purtroppo non sempre visitabili.

Si scendono pochi scalini situati prima del sottopasso che porta all'ingresso principale del Santuario e varcata la soglia comincia lo stupore: sala dopo sala, in una sorta di affascinante labirinto si ripercorre la storia dell'edificio che s'intreccia con quella del borgo antico.
È un vero viaggio indietro nel tempo: a partire dalle mura che costituivano parte della cittadella fortificata, si percorrere poi un tratto della strada lastricata di epoca medievale dove si notano ancora paracarri e archi completamente integri. Verso la fine del XV si cominciò la costruzione di una chiesa poco distante, voluta dalle duchesse di Milano, ma mai terminata; successivamente (XVI), per volere delle monache i locali vennero trasformati in locanda e dormitorio, da destinare alle pellegrine venute al santuario da lontano.

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Pensavate di sapere tutto sul Rinascimento? La mostra "Doni d'amore", allestita presso la Pinacoteca Cantonale Giovanni Züst di Rancate (Mendriso CH), offre uno sguardo sul periodo rinascimentale da una prospettiva insolita, tutta al femminile. Protagonista è un'ampia selezione di oggetti preziosi e talvolta enigmatici, relativi ai tre momenti salienti della vita di una donna di alto rango tra fine Trecento e Cinquecento.

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004danediIn poche parole e tre immagini, ecco raccontati i dipinti che potete vedere in Sala Veratti.

Infine Giovan Stefano Danedi, detto il Montalto, seppure ancora poco noto al grande pubblico, è pittore che ha saputo diventare protagonista del Barocco Lombardo prendendo le mosse dalla scuola morazzoniana e ceranesca.

Il dipinto illustra il passo biblico del Libro dei Giudici, relativo all'uccisione di Sisara, comandante dell'esercito dei cananei sconfitto in battaglia dall'israelita Barach. Dopo la rotta delle sue truppe Sisara fugge a nascondersi nella tenda di Giaele, dove, ormai sfinito, cade profondamente addormentato. E così, lasciando spazio al racconto della Bibbia, «Giaele, moglie di Eber, prese un picchetto della tenda, prese in mano il martello, venne pian piano a lui e gli conficcò il picchetto nella tempia, fino a farlo penetrare in terra».

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003cairoIn poche parole e tre immagini, ecco raccontati i dipinti che potete vedere in Sala Veratti.

Il dipinto di Francesco Cairo con ogni probabilità fu eseguito per una famiglia patrizia cittadina durante il XVII secolo e documenta i gusti raffinati della nobiltà varesina in quella stagione.

La vicenda di Sesto Tarquinio e Lucrezia è narrata dallo storico romano Tito Livio in relazione alla caduta del regno tirannico di Tarquinio il Superbo e all'instaurazione della repubblica. Il figlio del re, Sesto, invaghitosi della pudica e virtuosa Lucrezia, moglie di Collatino, giunse a usarle violenza sotto minaccia della spada. Sconvolta dall'accaduto, la donna si presentò davanti al padre e al marito e, dopo averli informati e aver chiesto giustizia per l'affronto subito, si tolse la vita pugnalandosi al petto, così da dimostrare la sua incolpevolezza e ristabilire l'onore violato.

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In poche parole e tre immagini, ecco raccontati i dipinti che potete vedere in Sala Veratti.

L'Annunciazione di Pier Francesco Mazzucchelli, detto il Morazzone, è un dipinto realizzato a olio su tela recentemente restaurato dalla Fondazione IRCSS Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico. L'opera ha così ritrovato i toni coloristici squillanti tipici dell'artista e presenti anche negli affreschi che ha realizzato a Varese, tanto più che il quadro in mostra dovrebbe risalire agli stessi anni in cui il pittore fu impegnato al Sacro Monte di Varese, dove ha decorato la VII cappella. Questa fu eseguita tra 1607 e il 1609 e fu la prima a essere terminata dell'intera Via Sacra. Le scene affrescate dal Mazzucchelli raffigurano Gesù condotto davanti a Caifa, Pilato presenta Cristo e Barabba al popolo e, infine, Gesù spogliato e trascinato verso la flagellazione; le sculture sono un unicum, almeno per lo stile caricaturale, e rappresentano la scena della Flagellazione.

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001morazzoneIn Sala Veratti, come fossero in uno scrigno, sono esposti tre dipinti antichi realizzati da tre pittori diversi, ma tutti legati a Varese.

Pier Francesco Mazzucchelli, meglio noto come Morazzone, è considerato il padre della pittura varesina del Seicento, poiché almeno fino al 1650 moltissimi artisti ne ripresero lo stile. In Sala Veratti è rappresentato da una Annunciazione, risalente alla stessa epoca in cui era attivo al Sacro Monte di Varese (1607-1609). Quest'opera, restaurata da poco, ha recuperato molta parte dei colori originali, squillanti e perfettamente accostati, e nella mostra-dossier è collocata su una grande parete, come fosse un altare.

Francesco Cairo, pittore di cui Varese non conserva opere d'arte, sebbene fu a lungo presente in città, torna dopo l'importante mostra del 1983 con un dipinto di soggetto profano, Tarquinio e Lucrezia, scovato in una collezione privata locale, dove probabilmente è conservato dal 1630 circa.

Giovanni Stefano Danedi, detto Montalto, autore secentesco che si formò sui testi figurativi di Morazzone e Cerano, per poi divenire protagonista del Barocco italiano, è un artista meno noto. Suo è Giaele e Sisara, soggetto biblico interpretato in chiave sensuale e drammatica al tempo stesso, ispirato a un monocromo eseguito da Cerano per il Duomo di Milano.

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Sala Ingegneria

Nel 1939, mentre in tutta la Penisola da quasi un decennio ferve un'intensa attività espositiva che consente per la prima volta agli italiani di conoscere la ricchezza delle diverse scuole artistiche regionali, Milano decide, in controtendenza, di celebrare il "Genio" di Leonardo da Vinci.
Al fiorentino, nel Palazzo dell'Arte alla Triennale, moderna sede dell'esposizione, fanno da contorno, in posizione subalterna, gli artisti lombardi, più o meno toccati dal suo magistero e dalla sua presenza a Milano.

La mostra, la prima dedicata all'artista, punta soprattutto, dopo la pubblicazione dei suoi manoscritti scientifici, a far conoscere la sfaccettata attività intellettiva di Leonardo: grande successo hanno presso un pubblico di tutte le età i modelli funzionanti delle sue invenzioni, costruiti per l'occasione da tecnici specializzati a partire dai disegni di Leonardo.

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sala veratti mostra prevosti titolo okLa mostra aperta fino al 25 novembre in Sala Veratti è dedicata a Carluccio Prevosti (1917-1971), architetto di Varese che ha progettato alcuni edifici cittadini e che fu proprietario di quello che forse era il più importante mobilificio cittadino dell'epoca, oltre che di una galleria d'arte situata lungo quello che oggi si chiama Corso Matteotti, dove sono passati numerosi protagonisti della pittura italiana di quel momento.

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