Il blog dei Musei Civici
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Visite guidate e conferenze per i gruppi

Visitate i Musei Civici, che attraverso le opere d'arte raccontano la storia di Varese e del suo territorio.
Potrete inoltre conoscere il Sacro Monte, l'inimitabile paesaggio locale, i piccoli e grandi musei della città e del suo territorio, raccontati da guide abilitate o in una conferenza con storici dell'arte.

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museidivarese visite gruppi
 Visite guidate e conferenze

 


Raccontiamo il mondo dell'arte

Ai Musei troverete iniziative di carattere divulgativo, scientifico e ludico per conoscere le storie dell'arte.

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2018 afi masnago  2018 afi veratti 
 Castello di Masnago
Mostre FFEU
Sala Veratti
Mostra FFEU

 


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seicento-varese-24-gennaio-2015 00001Sabato mattina parcheggiare in centro non è stato facile, ma ne valeva la pena. Intanto il sole e un cielo dei più blu hanno premiato i numerosi visitatori.
Al ritrovo in Sala Veratti c'era più gente di quella che aveva prenotato, tanto per incominciare. E son soddisfazioni. Ma che bello vedere la sala dell'ex monastero di Sant'Antonino piena di persone attente e silenziose, con gli occhi pieni di curiosità.

Erika, dopo aver introdotto il periodo storico dei primi vent'anni del Seicento, ha illustrato le tele di Morazzone, al secolo Pier Francesco Mazzucchelli, di Francesco Cairo e di Giovan Stefano Danedi, detto il seicento-varese-24-gennaio-2015 00002Montalto, tutte provenienti da collezioni private e quindi esposte e visibili al pubblico solo eccezionalmente in questa piccola, preziosa mostra.

Ci ha spiegato gli effetti pittorici e simbolici della luce nell'Annunciazione, dell'uso dei panneggi a rappresentare l'afflato dello spirito.
Ci ha parlato della virtù di Lucrezia nell'antichità e di come Cairo fosse un tantino suggestionato da certi episodi di violenza, colti spesso dal suo abile pennello nel loro svolgimento.
E infine ci ha raccontato il gesto coraggioso di Giaele, che nella sua nudità ci colpisce non solo per la figura muscolosa e quasi mascolina, a rappresentare l'immane sforzo che la aspetta, ma anche per lo sguardo volto al cielo, in cerca della forza e dell'ispirazione necessarie per compiere il gesto violento che libererà il suo popolo.

Il gruppone si è poi spostato compatto e celere lungo via Broggi per raggiungere e ammirare il chiostro di Sant'Antonino, bellissimo nella luce del mezzogiorno.

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Lo scorso dicembre, accompagnato dall'architetto Carlo Mariani, che ha seguito l'impresa del restauro, ho visitato il Santuario di Saronno salendo sul ponteggio che occupa la cupola e ho avuto la grande fortuna di vedere "a un palmo di naso" l'affresco di Gaudenzio Ferrari.

gaudenzio-ferrari-saronnoGaudenzio fu a Saronno tra 1534 e 1536 e qui lasciò un vero e proprio capolavoro di cui non si riesce ad avere contezza se non osservandolo da vicino.
Infatti da terra il nugolo di angeli musicanti, la scultura in legno del Dio padre e la corona di putti danzanti componevano - almeno prima del restauro - un affollamento fitto e indistinguibile: un effetto inedito per un maestro della decorazione a fresco come Gaudenzio, che a Varallo è riuscito a restituire armonie magiche a spazi ben più articolati di quello della cupola di Saronno.
Però salendo a oltre dieci metri da terra, mano a mano che i fari del cantiere si accendono, prendono forma gli angeli di Gaudenzio e si rimane senza fiato, perché ogni figura funziona come un dipinto a sé, quasi fosse una tavola per un collezionista privato dai gusti raffinatissimi.
Non stupisce solo la varietà degli strumenti raffigurati - moltissimi veri, alcuni di fantasia - quanto la molteplicità dell'invenzione nelle pose, nelle espressioni dei volti e nei panneggi: insomma la capacità incredibile che aveva Gaudenzio nel dipingere. E qui il termine incredibile sta proprio per "impossibile da credere".

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seicento-varese-03Il Seicento a Varese è prima di tutto il Morazzone, un pittore che ha saputo dare vita a una vera e propria "lingua figurativa" caratteristica di Varese e parlata all'inizio di quel secolo in tutta l'area che si stende a nord di Milano.
Dovendo raccontare un linguaggio figurativo è naturale farlo per immagini, e allora per realizzare il catalogo della mostra (edizioni Lativa, 12 euro) ho iniziato a lavorare proprio scattando con l'aiuto del fotografo numerose immagini inedite.

La macchina fotografica è entrata in San Vittore, che per un pomeriggio intero si è trasformato in un set, e poi nella settima cappella del Sacro Monte, quella affrescata proprio da Morazzone. Qui la cosa che si nota immediatamente è che il pittore ha decorato con particolari strepitosi anche le pareti invisibili al pubblico dei fedeli, che sono obbligati ad osservare dall'esterno.

seicento-varese-02Le immagini realizzate sono pubblicate quasi tutte nel libro, ma vale la pena di proiettarle - con anche qualche dettaglio inedito e raccontarle una per una: lo farò al Castello di Masnago sabato 10 gennaio, alle 11 di mattina.

 

Sabato 10 gennaio alle ore 11

PRESENTAZIONE DEL CATALOGO DELLA MOSTRA "LA LUCE DEL PRIMO SEICENTO"

in corso in Sala Veratti fino al 15 febbraio

Ingresso libero, parcheggio in via Monguelfo

Per info tel. 0332.820409

 

"Non è di bisogno fare memoria delle femmine, perché sono di piccola età: quando sarà il tempo del maritare, se vengono a quello istato, allora ne faremo memoria". Con queste parole appuntate nel suo libro di ricordi Giovanni Morelli, membro dell'élite fiorentina vissuto tra la fine del XIV e la prima metà del XV secolo, ben ci introduce alla condizione delle donne di ceto elevato nel Rinascimento. Non solo affiora la dimessa rassegnazione all'elevata mortalità infantile che non risparmiava neppure le famiglie agiate, ma rivela il ruolo delle figlie femmine considerate merce da immettere sul mercato matrimoniale. L'obbligo di doverle munire di una cospicua dote, che andava a intaccare il patrimonio familiare, induceva infatti il padre a trarne vantaggio tentando in tutti i modi di combinare un matrimonio che gli consentisse di stringere legami con potenti lignaggi. Si trattava di negoziazioni vere e proprie che implicavano la stesura di un contratto matrimoniale, suggellato tra il padre della promessa sposa e il futuro marito, la celebrazione delle nozze in presenza di un notaio e testimoni, la stima da parte di professionisti degli oggetti portati in dote dentro i cassoni nuziali dalla moglie.

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hotel camponovo 00003I sotterranaei dell'ex Hotel Camponovo
al Sacro Monte di Varese

"Cuore del Sacro Monte", credo basterebbe questa definizione (non mia) per descrivere i locali sotterranei dell'ex hotel Camponovo al Sacro Monte di Varese, recentemente restaurati e purtroppo non sempre visitabili.

Si scendono pochi scalini situati prima del sottopasso che porta all'ingresso principale del Santuario e varcata la soglia comincia lo stupore: sala dopo sala, in una sorta di affascinante labirinto si ripercorre la storia dell'edificio che s'intreccia con quella del borgo antico.
È un vero viaggio indietro nel tempo: a partire dalle mura che costituivano parte della cittadella fortificata, si percorrere poi un tratto della strada lastricata di epoca medievale dove si notano ancora paracarri e archi completamente integri. Verso la fine del XV si cominciò la costruzione di una chiesa poco distante, voluta dalle duchesse di Milano, ma mai terminata; successivamente (XVI), per volere delle monache i locali vennero trasformati in locanda e dormitorio, da destinare alle pellegrine venute al santuario da lontano.

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Pensavate di sapere tutto sul Rinascimento? La mostra "Doni d'amore", allestita presso la Pinacoteca Cantonale Giovanni Züst di Rancate (Mendriso CH), offre uno sguardo sul periodo rinascimentale da una prospettiva insolita, tutta al femminile. Protagonista è un'ampia selezione di oggetti preziosi e talvolta enigmatici, relativi ai tre momenti salienti della vita di una donna di alto rango tra fine Trecento e Cinquecento.

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004danediIn poche parole e tre immagini, ecco raccontati i dipinti che potete vedere in Sala Veratti.

Infine Giovan Stefano Danedi, detto il Montalto, seppure ancora poco noto al grande pubblico, è pittore che ha saputo diventare protagonista del Barocco Lombardo prendendo le mosse dalla scuola morazzoniana e ceranesca.

Il dipinto illustra il passo biblico del Libro dei Giudici, relativo all'uccisione di Sisara, comandante dell'esercito dei cananei sconfitto in battaglia dall'israelita Barach. Dopo la rotta delle sue truppe Sisara fugge a nascondersi nella tenda di Giaele, dove, ormai sfinito, cade profondamente addormentato. E così, lasciando spazio al racconto della Bibbia, «Giaele, moglie di Eber, prese un picchetto della tenda, prese in mano il martello, venne pian piano a lui e gli conficcò il picchetto nella tempia, fino a farlo penetrare in terra».

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003cairoIn poche parole e tre immagini, ecco raccontati i dipinti che potete vedere in Sala Veratti.

Il dipinto di Francesco Cairo con ogni probabilità fu eseguito per una famiglia patrizia cittadina durante il XVII secolo e documenta i gusti raffinati della nobiltà varesina in quella stagione.

La vicenda di Sesto Tarquinio e Lucrezia è narrata dallo storico romano Tito Livio in relazione alla caduta del regno tirannico di Tarquinio il Superbo e all'instaurazione della repubblica. Il figlio del re, Sesto, invaghitosi della pudica e virtuosa Lucrezia, moglie di Collatino, giunse a usarle violenza sotto minaccia della spada. Sconvolta dall'accaduto, la donna si presentò davanti al padre e al marito e, dopo averli informati e aver chiesto giustizia per l'affronto subito, si tolse la vita pugnalandosi al petto, così da dimostrare la sua incolpevolezza e ristabilire l'onore violato.

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In poche parole e tre immagini, ecco raccontati i dipinti che potete vedere in Sala Veratti.

L'Annunciazione di Pier Francesco Mazzucchelli, detto il Morazzone, è un dipinto realizzato a olio su tela recentemente restaurato dalla Fondazione IRCSS Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico. L'opera ha così ritrovato i toni coloristici squillanti tipici dell'artista e presenti anche negli affreschi che ha realizzato a Varese, tanto più che il quadro in mostra dovrebbe risalire agli stessi anni in cui il pittore fu impegnato al Sacro Monte di Varese, dove ha decorato la VII cappella. Questa fu eseguita tra 1607 e il 1609 e fu la prima a essere terminata dell'intera Via Sacra. Le scene affrescate dal Mazzucchelli raffigurano Gesù condotto davanti a Caifa, Pilato presenta Cristo e Barabba al popolo e, infine, Gesù spogliato e trascinato verso la flagellazione; le sculture sono un unicum, almeno per lo stile caricaturale, e rappresentano la scena della Flagellazione.

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001morazzoneIn Sala Veratti, come fossero in uno scrigno, sono esposti tre dipinti antichi realizzati da tre pittori diversi, ma tutti legati a Varese.

Pier Francesco Mazzucchelli, meglio noto come Morazzone, è considerato il padre della pittura varesina del Seicento, poiché almeno fino al 1650 moltissimi artisti ne ripresero lo stile. In Sala Veratti è rappresentato da una Annunciazione, risalente alla stessa epoca in cui era attivo al Sacro Monte di Varese (1607-1609). Quest'opera, restaurata da poco, ha recuperato molta parte dei colori originali, squillanti e perfettamente accostati, e nella mostra-dossier è collocata su una grande parete, come fosse un altare.

Francesco Cairo, pittore di cui Varese non conserva opere d'arte, sebbene fu a lungo presente in città, torna dopo l'importante mostra del 1983 con un dipinto di soggetto profano, Tarquinio e Lucrezia, scovato in una collezione privata locale, dove probabilmente è conservato dal 1630 circa.

Giovanni Stefano Danedi, detto Montalto, autore secentesco che si formò sui testi figurativi di Morazzone e Cerano, per poi divenire protagonista del Barocco italiano, è un artista meno noto. Suo è Giaele e Sisara, soggetto biblico interpretato in chiave sensuale e drammatica al tempo stesso, ispirato a un monocromo eseguito da Cerano per il Duomo di Milano.

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