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chaplin keatonA parlare di Charlie Chaplin e di Buster Keaton, a parlarne insieme, mi sembra che ci sia il rischio di finire col chiedersi chi dei due sia stato il più grande. Credo che sia perché, tutti e due, in un certo senso, hanno fatto film comici, e perché questi film li hanno fatti, per un po' almeno, negli stessi anni, che sono più o meno gli anni venti.
Poi le cose non è che stiano esattamente così, e soprattutto per Chaplin stanno anche in un altro modo, ma insomma i motivi di questa gara mi sembra che siano quelli lì. E mi sembra anche che, come gara, sia una gara che non porta da nessuna parte, e che se qualcosa posso dire, di Chaplin e di Keaton, allora è qualcosa che ha a che fare con le differenze, più che con i punti in comune.

Allora mi viene in mente una frase che ha detto una volta Keaton parlando del suo lavoro e del suo personaggio, mettendolo in relazione con Charlot. Ha detto che il suo personaggio è un personaggio che prova a fare tutto impegnandosi al massimo. Che è uno che quando trova un lavoro cerca di farlo meglio che può, mentre invece per Charlot è diverso, perché è un vagabondo, è uno che lavora quanto basta per mettere qualcosa sotto i denti, e che se Charlot dovesse guidare una locomotiva, cercherebbe subito di portarla da qualche parte per poterla abbandonare ed andarsene il prima possibile.

Questa cosa della locomotiva Keaton la tira in ballo perché ha in mente un suo film, che si chiama The general che è uno dei suoi film migliori, secondo me, dove tutto funziona bene e dove ci sono dei tempi che a me sembrano perfetti e dove anche le scene che non sono frenetiche sono belle, anzi sono diventate tra le sue scene più famose (come per esempio questa).

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convergenze2015 masnagoDi festival così, forse, a Varese non se ne sono mai visti. E nemmeno chi ha sempre lavorato per dare un contributo significativo alla cultura varesina in questi anni, se fa uno sforzo di memoria, ricorda nulla di simile nella Città Giardino. Doveva probabilmente arrivare Con>ergenze, con la sua rete di dodici soggetti tra associazioni culturali e cooperative, a “spettinare” il Parco del Castello di Masnago con spettacoli, concerti, proiezioni e incontri. Quattro giorni di grande musica, teatro, spettacolo per bambini, cinema, laboratori: tutto questo sarà la prima edizione del Con>ergenze Festival, che si terrà dal 2 al 5 luglio a Varese, al Parco Mantegazza- Castello di Masnago.

L’idea del festival nasce quest’inverno, quando ancora c’era qualche angolo di neve qua e là per il parco durante i primi sopralluoghi. Un’iniziativa comune, progettata con grande entusiasmo e che in qualche modo rappresenta concretamente l’identità collettiva di Con>ergenze. Un network che racchiude al suo interno realtà differenti che si occupano di teatro, musica e cinema, accomunate però dal desiderio di regalare alla Città di Varese un Festival multidisciplinare di questa portata.

Così, tra Davide Van De Sfroos e Alessandro Bergonzoni, tra Bombino, Meg e Frankie Hi-Nrg Mc– accompagnati, prima e dopo le loro esibizioni, da un vero e proprio arcipelago di altri appuntamenti musicali, teatrali, cinematografici, laboratoriali – Con>ergenze offre alla città il suo regalo estivo.

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veratti bodini 2015 002Floriano Bodini è un artista italiano del Novecento in tutto e per tutto. Non si tratta solo di fornire coordinate geografiche e cronologiche per inquadrare il personaggio, ma soprattutto di indagarne l'opera. Bodini infatti non abbandonerà mai l'ambito figurativo, sarà legato a doppio filo con le istanze di riforma del mondo cattolico promulgate da Paolo VI e non smetterà mai - nonostante vada annoverato tra i grandi scultori italiani del secolo scorso -, dicevo, non smetterà mai di disegnare.

veratti bodini 2015 001In Sala Veratti, nella mostra che è aperta per tutta l'estate, si racconta proprio questa passione per la grafica, declinata in una forma definitiva e complessa come quella dell'incisione.
Nella trentina di incisioni esposte la rassegna - a ingresso gratuito - riesce a fornire uno specchio dell'evoluzione dell'arte di Bodini, dagli sperimentalismi inesausti degli anni Sessanta, alle forme più rassicuranti dell'ultimo periodo.
In questo senso, chi sa apprezzare la capacità di alcuni artisti cresciuti in seno alle Accademie e sulla scorta degli insegnamenti di grandi maestri - come fu per Bodini Francesco Messina - di disegnare e al contempo plasmare, non può mancare l'appuntamento in Sala Veratti.

Ingresso libero, da martedì a domenica, 9.30-12.30 | 14-18, fino al 6 settembre
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Si è aperta il 29 maggio scorso la mostra dell'Associazione dei Liberi Artisti della Provincia di Varese al Castello di Masnago; all'inaugurazione come di consueto hanno partecipato tante persone curiose di sapere cosa avrebbero presentato gli oltre 40 artisti, tra pittori e scultori, che hanno voluto presentarsi.
Il tema che i curatori hanno cercato di dare alla rassegna - che si intitola "Artexpo" - è in linea con quello di Expo, cioè il cibo, e molti ci si sono cimentati con passione, cercando di declinare sulla richiesta la propria arte.

masnago artexpo 2015Gli artisti che espongono sono parecchio eterogenei per modalità espressive e per esperienza; ci sono alcuni protagonisti della scena dell'arte figurativa locale -ma non solo- degli ultimi anni a fianco di esordienti o quasi.
In mostra infatti si trovano pittori puri, fotografi e scultori che si ispirano alle più diverse correnti e mode, ma al tempo stesso non mancano le esperienze sperimentali.

Vale la pena di fare un passo alla mostra per avere uno spaccato di quello che succede a Varese nell'ambito delle arti figurative e per scoprire che in città l'associazionismo, quello in grado di proporre iniziative ben costruite e complesse, è più vivo che mai.

Ingresso libero, da martedì a domenica, 9.30-12.30 | 14-18, fino al 23 agosto
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serodine003-incoronazione-vergineLa Pinacoteca Züst di Rancate torna ad occuparsi di Giovanni Serodine, notevole esponente della pittura seicentesca di cui per lungo tempo si era taciuto. Apre oggi la monografica a lui dedicata – dal titolo "Serodine nel Ticino" – curata da Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa, che già avevano collaborato con il museo in occasione della mostra "Il Rinascimento nelle terre ticinesi" (2009).

Delle opere attribuite a Serodine (circa una ventina) il maggior numero di trova oggi in Canton Ticino. Tra queste l'ultimo dipinto del pittore – l'Incoronazione della Vergine – conservato presso la parrocchiale di Ascona. Ed è stato il restauro della chiesa e il conseguente trasferimento della tela, dalle dimensioni notevoli, che ha offerto l'occasione di una nuova esposizione.

Alle collezioni della Pinacoteca Züst che già vantavano tre opere di Serodine – il San Pietro che legge, la pala dei Mercedari e il Ritratto di giovane disegnatore – si è aggiunta di recente la tela del Cristo deriso, grazie alla generosa donazione di Mirella Vivante Bernasconi (aprile 2015) in ricordo della madre Maria Pia Bernasconi Enderlin. In mostra anche una Testa di ragazzo giunta in deposito al museo e annessa in questa occasione al corpus del pittore.

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serodine002-cristo-derisoGiovanni Serodine è ritenuto oggi uno dei massimi esponenti del Seicento europeo e il più importante pittore del Canton Ticino, eppure il suo nome resta ancora poco noto al grande pubblico. A ciò hanno contribuito la vita breve e l'iniziale sfavore della critica.
Il pittore ticinese fu in altre occasioni definito "luminosa meteora" (W. Suida), considerata la rapida e intensa parabola artistica che arrivò in breve tempo a risultati straordinari per essere bruscamente interrotta dalla morte, sopraggiunta a Roma – intorno all'età di trent'anni – il 21 dicembre 1630.

Meno di venti i dipinti a lui attribuiti, dieci dei quali si conservano in Canton Ticino, grazie all'impegno profuso dai famigliari, dopo la morte dell'artista, per ricondurne le opere nella terra d'origine.
Discendeva infatti da una famiglia di Ascona, trasferitasi a Roma al seguito del padre capomastro. Ebbe la sua prima formazione artistica nella bottega del fratello Battista, scultore e stuccatore, e proprio a Roma conobbe e fece sua la rivoluzione di Caravaggio.

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2015mostra-leonardo 00003Durante lo scorso autunno la sala conferenze del Castello di Masnago ha ospitato importanti studiosi che hanno parlato di "Leonardo e altre storie". L'intenzione era quella di introdurre i partecipanti, anche attraverso visite guidate al Cenacolo, al grande evento in programma per la primavera 2015: la mostra monografica dedicata a Leonardo a Palazzo Reale.

2015mostra-leonardo 00001Il 15 aprile - data di nascita di Leonardo - è arrivato e l'esposizione ha aperto i suoi battenti nell'entusiasmo e nella curiosità generale di tutti coloro che ne hanno seguito la preparazione. Tra aspettative disattese (l'Annunciazione degli Uffizi che alla fine non è proprio arrivata nonostante le lunghe trattative e gli illustri interventi), desideri impossibili (i visitatori in mostra chiedono immancabilmente alle guide perché non sia stata prestata la Gioconda!) e arrivi di tutto rispetto (tra gli altri prestiti da Parigi, Washington e dalle collezioni reali inglesi), le opere in mostra illustrano il percorso dell'artista in modo tematico, affrontando in dodici sezioni le ambizioni, i risultati e gli studi del grande genio toscano.

Universalmente noto in questi termini, Leonardo è stato infatti identificato come figura perfetta per simboleggiare l'attività e la storia italiane proprio negli stessi mesi in cui i padiglioni di Expo stanno accogliendo visitatori da tutto il mondo. Da qui dunque la scelta dei curatori Maria Teresa Fiorio e Pietro C. Marani di ragionare sulla sua figura, in un modo non scontato ma allo stesso tempo chiaro anche per i "non addetti ai lavori", proponendo oltre 200 opere tra disegni, quadri, schizzi, talvolta accostandoli ad opere di altri artisti del Quattrocento toscano al fine di individuare analogie e relazioni utili a costruire un quadro completo della straordinaria situazione che si venne a creare in quegli anni in cui la corte medicea era paragonabile ad una grande officina laboriosa, ricca di stimoli e influenze.

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a cura della Pinacoteca Züst di Rancate (Mendrisio)

1.mccouch-paesaggio-con-ciclista-1920La Pinacoteca Züst continua la sua indagine su artisti operanti nel territorio del Canton Ticino con una monografica dedicata a Gordon Mc Couch (1885-1956), un pittore ancora oggi poco conosciuto nonostante alcune esposizioni gli siano state dedicate anche di recente. La mostra, curata da Claudio Guarda, permette di seguire tutte le fasi del suo percorso artistico, con una particolare attenzione al momento più intenso e innovativo, grossomodo dal 1915 al 1935: un cammino che, anziché procedere lungo una linea prettamente evolutiva, sembra effettuare rapidi cambiamenti di rotta.

2.mccouch-lilia-924Dopo una formazione di respiro internazionale svolta tra America e Germania, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale il pittore si trasferisce a Zurigo, per approdare ad Ascona nel 1917, dove trascorrerà il resto della sua vita. Cofondatore e membro del gruppo dell' "Orsa Maggiore", nel 1941, dopo il suo scioglimento, diventa membro della Società Amici delle Belle Arti di Ascona con cui espone regolarmente. Per un certo periodo svolge anche attività di architetto progettando alcune case.

La rassegna, che allinea una quarantina di oli e una ventina di carte tra acquarelli, incisioni e monotipie, non dà solo conto delle varietà di tecniche con cui egli si è espresso, ma evidenzia soprattutto il passaggio da una prima fase più dichiaratamente sperimentale e interessata all'acquisizione dei linguaggi avanguardistici (in particolare espressionismo e cubismo) a una seconda, a partire dai primi anni Trenta, in cui l'aggravarsi della situazione internazionale ed il progressivo isolamento della Svizzera lo porteranno verso una sorta di intimistico ripiegamento sul territorio e sull'uomo che lo abita.

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2015mostra-giudici-004-basileSarà visitabile fino al 10 maggio la mostra "AD ARTE, PER L'ARTE. Roberto Giudici, una vita dedicata alla stampa d'autore", l'ampia rassegna espositiva che il Comune di Varese, in collaborazione col Settore Arti Visive del Comitato Culturale JRC di Ispra, ha deciso di dedicare all'eccellente stampatore d'arte varesino che in trentacinque anni di attività ha realizzato grafiche d'autore per conto dei più noti artisti contemporanei del panorama italiano e non solo.

Il suo laboratorio di Biumo Superiore è un luminoso esempio di quell'artigianato artistico che per i tempi moderni è ormai una rarità; il mestiere che Roberto Giudici porta avanti con entusiasmo e dedizione richiede anni di studio e di esperienza, competenze tecniche e doti umane come la pazienza e la perseveranza, nonché la capacità di interpretare il pensiero dell'artista e di tradurlo con la massima fedeltà. Nel rispetto della tradizione artigianale della grafica d'autore, lo stampatore esegue più copie dall'originale insieme ed in collaborazione con l'autore, utilizzando esclusivamente procedure manuali attraverso tecniche antiche quali l'acquaforte, la litografia, la xilografia, la serigrafia e l'acquatinta.

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medardo-rosso-photo-fabrizio-stipari-24-ore-cultura

Medardo Rosso - La luce e la materia - veduta della mostra presso la GAM, Milano 2015
photo Fabrizio Stipari-24 Ore Cultura


Una mostra onesta, finalmente. Un percorso che presenta esattamente quanto promette.

Una mostra piccola, cinque sale soltanto. Spazi che si visitano senza stancarsi, né fisicamente, né intellettualmente.
Una mostra di scultura e di fotografia. Medardo Rosso si è occupato di entrambe indagandone i rapporti. Torinese d'origine ma milanese prima e poi parigino d'adozione, Medardo Rosso ha lavorato durante quel periodo straordinario a cavallo tra i due secoli che hanno visto nascere le esperienze impressioniste e postimpressioniste. Impossibile tracciare in mostra un percorso cronologico, poiché ha ripreso le stesse sculture più volte, o tematico, data la sua totale indifferenza nei confronti del soggetto di cui variava perfino il titolo: una mostra sui materiali dunque, come ha sottolineato la curatrice Paola Zatti, per meglio comprendere le molteplici capacità espressive di cera, bronzo, gesso e le peculiari scelte dello scultore. Le sue sculture non dovevano essere guardate a 360°: Medardo imponeva all'osservatore un unico punto di vista, il suo punto di vista, indicato nelle fotografie in cui lui stesso immortalava le sue opere. Medardo Rosso amava definirsi "scultore della luce" o "scultore impressionista" a sottolineare ulteriormente l'importanza degli effetti di luce sulla materia da lui lavorata.

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