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Lo scorso dicembre, accompagnato dall'architetto Carlo Mariani, che ha seguito l'impresa del restauro, ho visitato il Santuario di Saronno salendo sul ponteggio che occupa la cupola e ho avuto la grande fortuna di vedere "a un palmo di naso" l'affresco di Gaudenzio Ferrari.

gaudenzio-ferrari-saronnoGaudenzio fu a Saronno tra 1534 e 1536 e qui lasciò un vero e proprio capolavoro di cui non si riesce ad avere contezza se non osservandolo da vicino.
Infatti da terra il nugolo di angeli musicanti, la scultura in legno del Dio padre e la corona di putti danzanti componevano - almeno prima del restauro - un affollamento fitto e indistinguibile: un effetto inedito per un maestro della decorazione a fresco come Gaudenzio, che a Varallo è riuscito a restituire armonie magiche a spazi ben più articolati di quello della cupola di Saronno.
Però salendo a oltre dieci metri da terra, mano a mano che i fari del cantiere si accendono, prendono forma gli angeli di Gaudenzio e si rimane senza fiato, perché ogni figura funziona come un dipinto a sé, quasi fosse una tavola per un collezionista privato dai gusti raffinatissimi.
Non stupisce solo la varietà degli strumenti raffigurati - moltissimi veri, alcuni di fantasia - quanto la molteplicità dell'invenzione nelle pose, nelle espressioni dei volti e nei panneggi: insomma la capacità incredibile che aveva Gaudenzio nel dipingere. E qui il termine incredibile sta proprio per "impossibile da credere".

Vale quindi la pena di andarci perché il restauro è riuscito bene e perché lì sopra si capisce la grandezza dell'artista; vale anche la pena di spendere i 20 euro che il Santuario chiede per la salita.
Già, 20 euro, che non sono tanti se ci penso un attimo, perché sono poco più di quello che si paga per mostre dove è difficilissimo vedere opere tanto belle.
Piuttosto sono rimasto sorpreso dal fatto che non si sia trovato il modo di chiamare a condurre la visita guidata uno storico dell'arte o magari, in questo caso, un restauratore: figure indispensabili per spiegare al pubblico Gaudenzio a Saronno e il lavoro che è stato fatto su quel muro.
Ci si è affidati invece ai soliti volontari, che sanno ripetere perfettamente la lezione, ma non è la lezione a memoria che serve, davanti a un'opera così, quanto lo stupore di averne visti tanti di affreschi, ma quasi nessuno così strepitoso.
Gaudenzio spiegato con occhi consapevoli e meravigliati, oltre che per filo e per segno, avrebbe fatto bene al Santuario, ai saronnesi, a tutti noi.

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