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003cairoIn poche parole e tre immagini, ecco raccontati i dipinti che potete vedere in Sala Veratti.

Il dipinto di Francesco Cairo con ogni probabilità fu eseguito per una famiglia patrizia cittadina durante il XVII secolo e documenta i gusti raffinati della nobiltà varesina in quella stagione.

La vicenda di Sesto Tarquinio e Lucrezia è narrata dallo storico romano Tito Livio in relazione alla caduta del regno tirannico di Tarquinio il Superbo e all'instaurazione della repubblica. Il figlio del re, Sesto, invaghitosi della pudica e virtuosa Lucrezia, moglie di Collatino, giunse a usarle violenza sotto minaccia della spada. Sconvolta dall'accaduto, la donna si presentò davanti al padre e al marito e, dopo averli informati e aver chiesto giustizia per l'affronto subito, si tolse la vita pugnalandosi al petto, così da dimostrare la sua incolpevolezza e ristabilire l'onore violato.

Le più antiche attestazioni documentarie a nostra disposizione sulla tela qui presentata la registrano a Varese fin dal 1816 nella collezione del conte Giuseppe Alemagna ospitata nel palazzo della famiglia, poi demolito; è perciò probabile che questo dipinto si trovasse ab antiquo a Varese.

L'opera si colloca nell'ambito della prima maturità di pittore, negli anni successivi al suo trasferimento a Torino (1633). E' una fase cruciale del percorso di Cairo che, nella capitale sabauda, è a stretto contatto con le opere delle diverse scuole italiane conservate nelle collezioni di corte e in particolare con i numerosi dipinti di ambito caravaggesco. L'artista arricchisce quindi, progressivamente, il proprio bagaglio figurativo, via via accantonando le plumbee intonazioni chiaroscurali e la spasmodica tensione espressiva di marca borromaica che avevano contraddistinto il primo tratto della sua carriera; l'acquisizione graduale di una nuova maniera, più ariosa e aperta alle novità emergenti della pittura barocca, sarà sancita col soggiorno di Cairo a Roma nel 1638.

 

La luce del primo Seicento a Varese: Morazzone, Cairo e Montalto

In Sala Veratti, fino al 15 febbraio | da martedì a domenica, 9.30/12.30 - 14.00/18.00

Ingresso libero

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