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chaplin keatonA parlare di Charlie Chaplin e di Buster Keaton, a parlarne insieme, mi sembra che ci sia il rischio di finire col chiedersi chi dei due sia stato il più grande. Credo che sia perché, tutti e due, in un certo senso, hanno fatto film comici, e perché questi film li hanno fatti, per un po' almeno, negli stessi anni, che sono più o meno gli anni venti.
Poi le cose non è che stiano esattamente così, e soprattutto per Chaplin stanno anche in un altro modo, ma insomma i motivi di questa gara mi sembra che siano quelli lì. E mi sembra anche che, come gara, sia una gara che non porta da nessuna parte, e che se qualcosa posso dire, di Chaplin e di Keaton, allora è qualcosa che ha a che fare con le differenze, più che con i punti in comune.

Allora mi viene in mente una frase che ha detto una volta Keaton parlando del suo lavoro e del suo personaggio, mettendolo in relazione con Charlot. Ha detto che il suo personaggio è un personaggio che prova a fare tutto impegnandosi al massimo. Che è uno che quando trova un lavoro cerca di farlo meglio che può, mentre invece per Charlot è diverso, perché è un vagabondo, è uno che lavora quanto basta per mettere qualcosa sotto i denti, e che se Charlot dovesse guidare una locomotiva, cercherebbe subito di portarla da qualche parte per poterla abbandonare ed andarsene il prima possibile.

Questa cosa della locomotiva Keaton la tira in ballo perché ha in mente un suo film, che si chiama The general che è uno dei suoi film migliori, secondo me, dove tutto funziona bene e dove ci sono dei tempi che a me sembrano perfetti e dove anche le scene che non sono frenetiche sono belle, anzi sono diventate tra le sue scene più famose (come per esempio questa).

Insomma, in questo film, in The general, Keaton di mestiere guida una locomotiva, e se provo a immaginarmi Charlot al posto suo e poi ripenso a quella frase, ripenso cioè a quello che ha detto Keaton a proposito di Charlot e della locomotiva, allora mi sembra che abbia detto una cosa vera e che tutte le cose che fa Keaton nel film Charlot non le avrebbe fatte. Mi sembra che se fosse stato per Charlot il film sarebbe andato tutto in un altro modo e anzi sarebbe, forse, finito subito.
Invece il film va avanti perché Keaton ci mette dell'ostinazione e vuole fare le cose in un certo modo, che è il modo di chi tenta di perseguire uno scopo e perciò, in un certo senso, tenta di far parte del mondo, solo che è il mondo a non volerlo accettare. E il comico, il senso del comico, nasce da questo rifiuto.

A me sembra che in Keaton, e non solo in The General ma in tutto il suo cinema, il comico nasca dallo scontro tra il mondo e un uomo che tenta di fare parte del mondo, senza però esserne in grado.
Un uomo che è come se fosse un bambino, ecco.
Nello scontro tra Keaton e la realtà, è la realtà a decidere le regole.
Allora mi sembra inevitabile che in tutti i gag in cui si trova coinvolto, che sono la rappresentazione visiva di questo scontro, Keaton finisca per avere la peggio. E che i suoi successi, quando arrivano, è come se arrivassero suo malgrado. Come dei colpi fortunati. E questo, almeno, fino a quando i suoi personaggi non sono riusciti a fare abbastanza esperienza del mondo da avere in qualche modo la meglio.

Allora mi viene da dire che l'impassibilità di Keaton ha a che fare con questo suo modo di imparare. Mi viene da dire che Keaton non ride mai perché dal suo punto di vista non c'è niente da ridere.
È qualcuno che prova a fare qualcosa, e che il più delle volte non ci riesce.
E quello che fa muovere i suoi film, quello che li fa andare avanti, sono la sua ostinazione e, se posso dir così, la sua innocenza che gli arriva dal fatto di essere, in un certo senso, se non proprio un bambino, quanto meno un uomo senza l'esperienza del vivere.
Chaplin invece, i suoi personaggi, questa ostinazione non ce l'hanno. E nemmeno questa innocenza, mi sembra. Quando vince nella rissa con il bullo di strada ne Il monello, per esempio, o incasina la fabbrica in cui lavora in Tempi moderni, io non riesco a vederlo innocente. Nel senso che è un uomo che, per quanto perseguitato, ha esperienza della vita.

Allora mi viene in mente che, forse, tutta l'ostinazione che i personaggi di Keaton mettono nella loro voglia di fare parte del mondo, Charlot la mette nella sua voglia di andarsene via. Tutte le volte, almeno, che è un mondo ostile e ingiusto.
E allora mi viene da pensare che anche nei film di Chaplin il senso del comico si forma a partire dallo scontro tra un uomo e la realtà. Solo mi sembra che questa volta l'uomo faccia di tutto per stare al di fuori delle regole.

E mi vengono in mente due momenti, dentro Tempi moderni. E uno è quando Charlot rincorre con una chiave inglese la segretaria del capo prima e una signora grassa poi, perché i bottoni delle loro giacche sono identici ai bulloni che deve avvitare ogni giorno. E l'altro è quando sfugge agli operai che lo vogliono bloccare, facendo ripartire i macchinari e costringendoli interrompere l'inseguimento per correre dietro alle macchine.

Ecco, in questi momenti qui, a me sembra che quello che stia facendo Chaplin sia, da un certo punto di vista, modificare la realtà. Mi sembra che sia lui a decidere le regole, se così posso dire. Che è una cosa enorme, una cosa stupefacente.
Poi dopo mi sembra anche inevitabile che questa sua capacità di modificare la realtà sia una capacità che non può andare avanti per sempre. Mi sembra inevitabile che finisca e che lui poi abbia la peggio. Però questa modificazione c'è stata e Chaplin, il suo personaggio, ne ha fatta esperienza.

E allora se devo dire qualcosa sulle differenze tra Chaplin e Keaton, mi sembra che la differenza più grande sia questa. Mi sembra che da una parte ci sia un uomo che lotta con la realtà alle regole della realtà, tentando di farne parte, tentando di imparare. E che dall'altra parte invece ci sia un uomo che, per tutto il tempo che gli è possibile, fissa nuove regole e costringe la realtà e il mondo a diventare qualcos'altro. Senza nessuna voglia di fare parte di quel mondo, opponendo, anzi, tutta la resistenza di cui è capace.
E questa differenza, se è vera, a me sembra che sia vera, obbliga i film di Keaton e i film di Chaplin a prendere da subito, dalla prima scena, delle strade diverse, che vanno in direzioni diverse e che portano a svolgimenti diversi.

E allora chiedersi chi sia stato il più grande mi sembra, più che una domanda senza senso, una domanda mal posta. E che quello che varrebbe la pena chiedersi, se proprio si deve scegliere da che parte stare tra Buster Keaton e Charlie Chaplin, sia qual è, fra i due modi di scontrarsi con il mondo, quello che preferiamo.

masnago frammenti luglio 2015 hig

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