Il blog dei Musei Civici
di Varese
a cura di SULL'ARTE

 

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mudec001Ogni volta che in qualsiasi parte del mondo apre un nuovo museo è sempre un evento che deve necessariamente essere festeggiato e ricordato, con ancora più orgoglio poi se succede nella nostra Italia.
Il 28 ottobre 2015 è stata per Milano una data storica: il MUDEC (Museo delle Culture) ha aperto ai cittadini la sua collezione permanente, un importante passo che afferma ancora di più l’interculturalità sempre più presente e in continua crescita nel nostro paese, con lo scopo di instaurare e mantenere un dialogo continuo con le comunità internazionali presenti in città.

La collezione etnografica, composta da oltre duecento opere di diverso genere trova ospitalità in questa modernissima struttura, situata in zona Tortona, che ha le sue origini negli anni ’90 quando il Comune di Milano acquistò l’ ex zona industriale dell’Ansaldo per trasformarla in un centro di attività culturali che è stato poi ripensato e adattato alle nuove esigenze di una società molto diversa da quella del ventennio precedente.
L’area espositiva permanente si trova al primo piano di fianco alle sale adibite alle mostre temporanee.

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Intervista a Erika Montedoro

castello masnago fiaba 00001Qual è la sua formazione e la sua professione?
E da dove nasce la sua passione per le fiabe?

La mia formazione è umanistica, maturità classica e laurea in Lettere Moderne. Sono guida turistica e giornalista, dunque la parola, la narrazione orale o scritta, fa parte della mia quotidianità.

Da sempre sono affascinata da fiabe, miti e leggende, un sapere antico che spesso si intreccia con la storia dei luoghi. Anche quando viaggio, mi piace conoscere le tradizioni locali e se ne trovo acquisto sempre qualche raccolta di racconti.

Ho ereditato questa passione dal nonno materno, un vero narratore con cui ho trascorso l'infanzia ascoltando fiabe e storie avventurose, e da mia madre che mi ha trasmesso l'interesse per gli albi illustrati. Naturalmente mi piace anche inventare e scrivere storie.

Come le è venuta l’idea di scrivere una storia ambientata nel Castello?

Da anni mi occupo di didattica museale e territoriale. Credo che nell'approccio all'arte e al paesaggio sia fondamentale che le nuove generazioni vivano l'esperienza in modo positivo e coinvolgente; solo così bambini e ragazzi impareranno ad amare ciò che li circonda. Per fare questo è necessario che i mediatori culturali come me trovino la giusta chiave per comunicare una bellezza di cui l'Italia è ricchissima.

Quello della fiaba mi è sembrato il linguaggio adatto, semplice ma avvincente, per raccontare ai più piccoli la storia di un castello. Ho immaginato il percorso attraverso le sale del museo come un viaggio tra le pagine di un grande libro, dove le figure erano già lì, negli affreschi dipinti alle pareti, e io dovevo solo metterci le parole.

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2015hayez 00002Sono trascorsi più di trent’anni - correva infatti l’anno 1983 - dall’ultima volta che Milano dedicò una mostra a Francesco Hayez e oggi le Gallerie d’Italia hanno l’onore di ospitare la più grande e aggiornata rassegna monografica su questo pittore protagonista assoluto, in pittura, del Romanticismo italiano.

2015hayez 00001Il percorso espositivo, organizzato in diverse sale, comprende ben centoventi dipinti e affreschi alcuni dei quali mai visti prima o non più esposti dall’Ottocento e percorre, cronologicamente, tutta la lunga carriera dell’artista che ha vissuto per oltre novant’anni (Venezia 1791 – Milano 1882) attraversando un secolo di pittura e assistendo a molti cambiamenti di gusto e di stile.

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2015 mendrisio santarelli 00005Con l’autunno arriva al Museo d’arte di Mendrisio un’esposizione dal sapore antico e classico.
La mostra, dal titolo “Roma eterna” giunta rivisitata e rinnovata alla sua terza tappa, è stata curata dal Museo stesso in collaborazione con la fondazione Santarelli e l’Antikenmuseum di Basilea e costituisce per il Ticino un’occasione unica per ammirare capolavori di grande portata artistica.
Assoluta protagonista di questa rassegna è la scultura: circa sessantacinque capolavori, più quindici frammenti lapidei della collezione Dino ed Ernesta Santarelli di Roma, proiettano lo spettatore nella storia della maggiore capitale dell’antichità attraverso un viaggio che dal I secolo avanti Cristo conduce al tardo XIX secolo, con sculture che spaziano dall’età imperiale romana a quella neoclassica. Un percorso temporale quindi che testimonia l’evoluzione del gusto, della tecnica plastica e del ruolo della scultura in questo arco di secoli.

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guttuso carapezza 1985

Renato Guttuso e Fabio Carapezza nel 1985 nello studio di Velate

Un pittore siciliano ha lasciato un importante segno nell’arte varesina tanto che nel 1983 gli venne riconosciuta la carica di cittadino onorario di Velate, dove abitava, in seguito all’esecuzione dell’affresco “Fuga in Egitto” realizzato lungo la Via Sacra che porta al Sacro Monte, su commissione di Monsignor Pasquale Macchi, per sostituire l’affresco originale seicentesco del Nuvolone, ormai troppo labile: il grande artista in questione è Renato Guttuso, nato a Bagheria il 26 dicembre 11 - denunciato però all’anagrafe il 2 gennaio 1912 - e morto a Roma il 18 gennaio 1987.

Durante il suo soggiorno lombardo, una buona parte della sua produzione rappresenta il piccolo borgo di Velate e le vedute paesaggistiche realizzate nel suo atelier varesino. L’importanza della presenza di questo artista è testimoniata dal fatto che in seguito alla sua morte furono più di una le iniziative per omaggiarlo. In occasione del ventesimo anniversario della sua dipartita (2007) gli fu intitolata una via vicino alla sua residenza e per il centenario della sua nascita gli fu dedicato il viale che conduce ai musei civici di Villa Mirabello.

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divisionismo002 grubicyLa Galleria d’arte moderna di Milano conserva ed espone numerose opere di artisti che rappresentano le diverse correnti artistiche dell’Ottocento.

Nella seconda metà di questo secolo in Italia si vive il momento dell’unità nazionale e dal punto di vista artistico si segnalano, più che grandi movimenti, delle presenze di personalità singole che sono aperte e aggiornate sulla scena europea, in particolare su quella francese: non è un caso, infatti, che Giuseppe De Nittis (1846-1884) esponga alla prima mostra degli Impressionisti (1874) o che Giovanni Boldini (1842-1931) adotti nel 1871 come seconda patria Parigi, divenendo il ritrattista ufficiale di signore e signori importanti della società mondana. Last but not least, portavoce della scultura italiana fu Medardo Rosso (1858-1928) che cercò di tradurre nella sua disciplina ciò che gli impressionisti erano riusciti a fare con colore e pennello, dotando i suoi lavori di un forte dinamismo fonte di ispirazione, di lì a poco, per i futuristi.

Una vera e propria corrente pittorica si sviluppa soltanto, in Italia, nel 1885 circa e perdurerà una trentina d’anni, fino alla prima guerra mondiale. Questo movimento trova radici e corrispondenze nel “Pointillisme” (Puntinismo) francese di Signac e Seurat, denominato così dal critico Félix Fénéon, che prevede l’accostamento e non la mescolazione dei colori.

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A Milano esiste un posto magico in cui è possibile viaggiare senza biglietto aereo e passaporto: si chiama PIME - Museo Popoli e Culture e la sua storia è ormai già più che centenaria.
pime001La sua esistenza è profondamente intrecciata con le avventure dei padri missionari (Pontificio Istituto Missioni Estere) che iniziarono a portare in Italia, dalla metà degli anni Cinquanta dell’Ottocento, in particolar modo dalla Papua Nuova Guinea, oggetti esotici che in Occidente erano pressoché sconosciuti. L’idea fu quella di creare e allestire con queste raccolte una serie di camere delle meraviglie, Wunderkammer, con un grande senso dell’esotico per affascinare l’uomo di città con oggetti che a Milano di sicuro non si riuscivano a vedere. A causa dei bombardamenti aerei del 1943 gran parte di quel primo nucleo venne purtroppo distrutto.

Nel corso degli anni il museo ha subito una serie di cambiamenti che l’hanno condotto all’aspetto attuale: è stato battezzato col nome definitivo "Museo Popoli e Culture" nel 1998, scelto per mettere l’accento sull’importanza dell’incontro con l’altro e non solo sulla collezione fine a se stessa.
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cuccagna 001Da dove trae origine la leggenda di un paese in cui nei fiumi scorre vino, capponi arrosto piovono dal cielo e maccheroni rotolano giù dalle pendici di un monte di formaggio? Il mito del Paese di Cuccagna, nato tra i contadini dell’Europa medievale, si sviluppa lungo tutta l’età moderna per giungere fino ai giorni nostri. Esso narra di un luogo in cui qualsiasi cosa è a disposizione di chiunque la desideri: cibo, bevande, vestiti, denaro, ma anche giovinezza e bellezza; il Paese di Cuccagna rompe gli schemi della società ed eleva a virtù i vizi condannati dal potere in un mondo di fantasia dove l’uguaglianza è basata sulla ricchezza e dove ogni fatica è abolita.

La mostra Il Mito del Paese di Cuccagna si snoda attraverso nove sezioni, presso la Sala Viscontea del Castello Sforzesco, che ne analizzano gli archetipi, le caratteristiche e gli sviluppi. Oltre centocinquanta opere, per lo più immagini a stampa a larga diffusione dalla Raccolta Achille Bertarelli alle quali si affiancano un nucleo proveniente da una collezione privata e alcuni volumi concessi in prestito da storici istituti milanesi.

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hayez brera 001Su una parete dall’intonaco azzurro della Pinacoteca di Brera prende posto il quadro di uno dei baci più famosi della storia dell’arte, quello dipinto da Francesco Hayez (1971-1882), pittore italiano esponente di un romanticismo storico, attivo a Milano dal 1820, che nei suoi quadri “mette in posa” la storia. “Il bacio”, un olio su tela del 1859, diventò manifesto di questa corrente italiana.
Il dipinto venne presentato a Brera solo tre mesi dopo che Vittorio Emanuele II e Napoleone III fecero il loro ingresso a Milano.

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1 ville aperte2015 monzaGiunta ormai alla sua tredicesima edizione, l’iniziativa “Ville Aperte” si presenta quest’anno in una veste rinnovata. L’evento, che da più di un decennio coinvolge i comuni della Provincia di Monza e Brianza, garantendo l’apertura al pubblico di numerosi siti d’interesse storico e artistico, si è esteso in un’area che travalica i confini della Provincia monzese coinvolgendo anche Milano, Lecco e Como. Ville gentilizie, castelli, chiese e palazzi -molti dei quali di proprietà privata e difficilmente visitabili- apriranno le porte al pubblico a partire da domenica 20 settembre con nuovi percorsi ed eventi collaterali di varia natura quali concerti, spettacoli e performances artistiche. Un ventaglio di offerte culturali vasto e diversificato, pensato in occasione di Expo al fine di valorizzare la Brianza anche grazie al progetto di promozione territoriale “Meet Brianza Expo”, che vanta il contributo della Regione Lombardia. Tra i partner anche la Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Monza e Brianza, sostenitrice dell’idea “Brianza Design District”, finalizzata alla valorizzazione dell’industria del design e dell’artigianato con visite guidate e percorsi nelle botteghe artigiane e oltre 40 eventi, 13 mostre e 5 workshop dedicate al “saper fare” brianzolo.

2 ville aperte2015 orenoSi moltiplicano quindi le iniziative per Ville Aperte, non solo concentrate sui beni di interesse artistico, ma divise in aree tematiche legate all’arte, al design, all’artigianato ed infine alla natura, con percorsi in parchi e giardini rivolti alla conoscenza delle essenze arboree. Continua inoltre l’idea di valorizzazione nata dal Distretto Culturale Evoluto di Monza e Brianza: “ph_performing Heritage”, che trasformerà i siti aperti al pubblico in cornici teatrali con spettacoli dal vivo, letture sceniche e concerti.

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brera004Quest’anno, in occasione dell’Expo, anche Brera sta facendo la sua parte per mostrare al mondo le sue potenzialità con l’iniziativa “Accademia aperta – Brera in contemporaneo” che, inaugurata il 28 luglio, proseguirà fino al 13 settembre e prevede il libero accesso a luoghi e laboratori destinati ai corsi di studio che normalmente non sono aperti al vasto pubblico, ma solo agli addetti ai lavori (studenti e docenti).

brera003Per gli amanti dell’arte che si ritroveranno a percorrere i corridoi e le aule in cui crebbero artisticamente personaggi del calibro di Francesco Hayez, Giovanni Segantini, Giuseppe Montanari -solo per fare qualche nome-, sarà un’emozione unica: entrando nelle aule di pittura, scultura, scenografica, decorazione potranno infatti fermarsi a guardare gli studenti all’opera. In ogni dipartimento, unitamente al laboratorio in corso, sono esposti progetti che raccolgono elementi di studio e ricerca indagati dagli studenti della classe.

Da segnalare, in aula 8, il progetto espositivo della “Trattoria da Salvatore: in q… alla pentola”, un progetto della scuola di pittura nato nel 1995 che analizza il connubio tra arte e cibo. Una tematica che ben si abbina anche alla poetica dell’Esposizione Universale: sono in mostra opere commestibili che regalano un’esperienza multisensoriale.

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Il primo settembre è sempre un nuovo inizio.
E allora buon anno.
Ai bambini e ai ragazzi delle nostre scuole e a quelli che incontreremo al museo.
Ai nostri figli e ai figli degli altri, di tutti gli altri.
Che il tempo e i luoghi della scuola siano proprio come quelli raccontati qui.
E noi che siamo grandi, diamoci da fare.

2015 scuola002“Sono infatti convinto che la scuola, se ha l’ambizione di educare alla libertà, non deve imitare ciò che accade nella società, ma operare per contrasto, in modo critico e concreto. Se vuole essere luogo di creazione culturale aperto al futuro, non deve appiattirsi sul presente.

Se tutti passano ore ed ore incollati a schermi di ogni dimensione, dobbiamo delimitare un luogo protetto dove osservare le cose più semplici come un albero, la pioggia, la luce del sole che muta i colori delle cose al passaggio delle nuvole.

Se si tende a vivere in luoghi asettici totalmente artificiali, bisogna trovare il modo di sporcarsi con i colori, toccare la terra e piantare, anche in un piccolo giardino o perfino in un vaso, qualche seme che non sappiamo se nascerà.

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In tutta la sua grandezza artistica, sociale e storica, “Il Quarto Stato” (1896-1901) di Pellizza da Volpedo ci accoglie al Museo del Novecento di Milano ormai da alcuni anni. Ma non è sempre stato lì dove lo troviamo ora: per approdare alla collocazione finale è occorso più di un secolo.

pellizza da volpedo quarto stato 1901 museo novecentoGiuseppe Pellizza da Volpedo, l’autore di questo capolavoro, nacque a Volpedo (Alessandria). Dopo un itinerario nelle accademie di tutta Italia e un viaggio a Parigi aderì, a Milano, al gruppo dei divisionisti e trovò la sua personale espressione nel realismo sociale. Ed è proprio grazie alla letteratura di Marx ed Engels che iniziò ad elaborare studi, bozzetti e progressive versioni dell’opera finale.

Le versioni che precedono “Il Quarto Stato” sono sostanzialmente due: “Ambasciatori della fame” (1892), seguito solo qualche anno dopo da “Fiumana” che oggi è esposto sempre a Milano ma presso la Pinacoteca di Brera.

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Nell’anno dell’Expo sono innumerevoli le manifestazioni, le mostre, gli omaggi che hanno come comune denominatore il tema del cibo inteso come nutrimento per il pianeta e per la vita.

arts and food 001Alla Triennale di Milano ha inaugurato il 9 aprile 2015 la mostra “Arts&Foods. Rituali dal 1851” che sarà visitabile fino al 1° novembre 2015, di pari passo con la chiusura dell’Esposizione Universale di Rho. Si tratta dell’unico padiglione fieristico in centro città visitabile anche gratuitamente con un ticket d’ingresso per Expo.

La mostra curata da Germano Celant, storico dell’arte che coniò il termine “arte povera” alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso, racconta di un grande viaggio nel tempo alla scoperta dei rituali legati al cibo, dalla metà degli anni Cinquanta dell’Ottocento -che coincide con la prima esposizione universale allestita a Londra proprio nel 1851-, alle epoche più attuali. Un percorso che si snoda su un’amplissima superficie e che vede esposte opere di pittura, scultura, fotografia, grafica, editoria, cinema, design d’interno e d’arredo realizzati da grandissimi personaggi dell’arte provenienti da ogni parte del mondo, rappresentanti stili anche molto diversi tra di loro.

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munari p.italia 001L’idea munariana della nomadicità dell’arte - come le “Sculture da viaggio” realizzate in cartoncino ripiegabile per essere spedite per posta e trovare una nuova collocazione - lascia il segno anche a Expo2015.
Il 1° luglio è stato presentato, infatti, al terzo piano di Palazzo Italia uno spazio dal titolo “MU-NARI in Expo2015” all’interno della mostra “Potenza del futuro”, dedicato a Bruno Munari (1907-1998), artista e designer che spese gran parte della sua vita artistica a ideare una didattica che potesse aiutare il bambino a sviluppare il suo pensiero più creativo attraverso i suoi famosi laboratori, che vengono tutt’oggi riprodotti e realizzati in tutto il mondo.

munari p.italia 002L’associazione Bruno Munari (ABM che è attiva dal 2001 ed è stata fondata con l’intento di promuovere e sviluppare il metodo del maestro nella scuola, nelle biblioteche, nei musei…) si è proposta di collaborare con Expo nel progettare un gioco interattivo ispirato a “Metti le foglie” (Munari, 1973), una scatola-gioco composta da carte con disegni di alberi spogli e timbri che riproducono diverse forme e specie di foglie, pensato per intrattenere il pubblico più piccolo.

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001 keith haring allestimento udineFoto dall’esposizione “Keith Haring. Extralarge”, ex chiesa di San Francesco, Udine, 2 settembre 2012-15 febbraio 2013


002 keith haring libroCome scrive Fernanda Pivano, “ah, Keith Haring. Come si fa a parlare di lui senza ricordare che è morto a trentun anni.”
Di anni ne aveva 26, quando rilasciò un’intervista in occasione dell’esposizione della sua opera Dieci comandamenti, allestita al Musée d’art contemporain di Bordeaux.
La domanda è particolarmente tosta, la risposta ancora di più.
Chapeau, Keith.

“A tuo avviso un artista deve svolgere un ruolo politico o sociale?”
“Penso che un artista debba il più possibile occuparsi di problemi politici e sociali, ed esprimere il più apertamente possibile le proprie idee. Quanto a me, talvolta lo faccio spingendo le cose all’estremo. Di fronte a persone che cercano di chiudere gli occhi su argomenti come la sessualità o la violenza, ad esempio, reagisco cercando di essere il più esplicito possibile. Un artista le cui immagini vengono viste in tutto il mondo deve esser consapevole di cosa questo significhi, di quanto quelle immagini possano influenzare chi le guarda. Ma l’arte non è mai propaganda; dev’essere qualcosa che liberi l’anima, che stimoli l’immaginazione, che incoraggi la gente a vivere. L’arte celebra l’umanità, non è mai manipolazione.”

Le citazioni sono tratte da Keith Haring, L’ultima intervista, Abscondita 2010.

Domenica 12 luglio

masnago svaghi1Visite guidate in inglese per adulti

Ore 16.30, 17.30, 18.30
visita 5 € + 2 euro ingresso
Prenotazione obbligatoria.

 

 

little red 001WHAT’S HAPPENING IN THE WOLF’S TAMMY?
Storytelling + lab… nella pancia del lupo

Ascolto attivo di libri in inglese sul tema del cibo e laboratorio creativo
Ore 16.00 4/6 anni
Ore 17.30 7/11 anni
Attività 9 € + 1 € ingresso (dai 6 anni)
Prenotazione obbligatoria.

Il Museo del Risorgimento di Varese, ospitato a Villa Mirabello, ruota interamente intorno al dipinto mastodontico di Eleuterio Pagliano raffigurante Lo sbarco dei Cacciatori delle Alpi a Sesto Calende (noto anche come Passaggio del Ticino a Sesto Calende dei Cacciatori delle Alpi il 23 maggio 1859).

L’attuale collocazione e il tema dell’opera, così legata alle vicende storiche del territorio varesino, potrebbero far pensare a una provenienza locale del dipinto fin dal 1865, quando, dopo quattro anni di lavoro, venne portato a termine.
Il quadro venne invece commissionato da Pietro Giovanni Antona Cordara Traversi – ritratto da Pagliano in secondo piano sul lato destro insieme alla moglie Claudia Ghismondi per la sua residenza di Desio, ora conosciuta come villa Cusani Traversi Antona Tittoni.

desio villa Tittoni Traversi 00001La villa venne progettata da Giuseppe Piermarini, incaricato dal marchese Ferdinando Cusani, negli anni Settanta del XVIII; non mancava nessuna delle mode dell’epoca: il giardino all’inglese, il laghetto navigabile e le serre per la coltivazione di ananas e caffè.

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La "Gloria del Padre Eterno con angeli" in Villa Sommi Picenardi a Olgiate Molgora

Il recente ritrovamento di un inedito affresco del Legnanino in Brianza ha suscitato nuova attenzione sulle vicende del pittore d'origine Saronnese. Gli ultimi importanti contributi, editi nell'ambito del convegno sulla pittura tra Sei e Settecento nelle province di Novara e del Verbano Cusio Ossola, si datano a poco meno di un anno fa. Tra le nuove acquisizioni si dovrà quindi annoverare anche l'affresco brianzolo, aprendo inevitabilmente la strada a nuove considerazioni sugli spostamenti del pittore in una fase assai prolifica della sua carriera, e sulla rete di rapporti tra l'artista e le nobili casate da cui era assai richiesto.

Il dipinto murale, inspiegabilmente ignorato per secoli, orna la volta di copertura della cappella gentilizia annessa alla splendida Villa Sommi Picenardi in Olgiate Molgora, nella Brianza lecchese. Dell'affresco esiste un'unica breve menzione in "Storia di Monza e della Brianza", a cura di Rossana Bossaglia, che lo assegnò a un seguace del Carloni. Nessun altro documento, partendo dalle più antiche visite pastorali del XVIII secolo sino alle più recenti carte databili al Novecento, si è premurato di citare la medaglia dipinta. Questo ha naturalmente condizionato l'intelligenza dell'opera e delle vicende che portarono alla sua commissione, pertanto, almeno sinora, possiamo solo avanzare delle ipotesi circa le modalità per cui Legnanino giunse a Olgiate Molgora, oggi parte della provincia di Lecco e un tempo inserito nell'ampia circoscrizione della Pieve di Brivio.

Pervenuta per via ereditaria ai Sommi Picenardi solo nel 1920, la Villa, già proprietà dei nobili Sala, appare edificata su un pianoro digradante verso il centro dell'abitato, nell'alternarsi di tratti collinari e pianeggianti che caratterizzano il territorio ai piedi del San Genesio. Considerata uno degli esempi più interessanti e complessi dell'architettura di villa in Brianza (Fig. 1), la dimora conserva ancora l'assetto settecentesco ed è nota principalmente per la bellezza dei suoi giardini all'italiana, con siepi di bosso, statue e fontane, cui fa da contrappunto, nel versante sud, il vasto parco all'inglese, frutto della trasformazione ottocentesca.

legnanino-brianza 00001

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A leggere Kurt Vonnegut, a dar retta a quello che dicevano di lui, quello che viene da pensare è che era un uomo buono. Uno che provava a mettere le cose a posto, facendo quello che sapeva fare nella maniera migliore possibile. E quello che sapeva fare era scrivere storie e parlare alla gente. Aveva un talento incredibile e lo metteva a disposizione. I suoi discorsi di commiato ai neolaureati statunitensi sono così ben fatti e così carichi di fiducia e consigli preziosi e senso dell'umorismo che li hanno raccolti in un libro. Questo libro si chiama Quando siete felici, fateci caso.
Che anche solo quello è un buon consiglio, no?

kurt-vonnegutMa tornando a mio zio Alex, che ormai è in paradiso. Una della cose che trovava deplorevole negli esseri umani era che si rendevano conto troppo raramente della loro felicità. Lui invece faceva del suo meglio per riconoscere apertamente i momenti di benessere. Capitava che d'estate ce ne stessimo all'ombra di un melo a bere limonata, e lo zio Alex interrompeva la conversazione per dire: "Cosa c'è di più bello di questo?".
Fatene il vostro motto: "Cosa c'è di più bello di questo?".
Ecco il primo favore che vi chiedo. Adesso vene chiedo un altro. Lo chiedo non solo alle neolaureate ma anche a tutti gli altri qui riuniti, familiari e insegnanti. Vi sto per fare una domanda, e dopo voglio che alziate la mano.
Quanti di voi hanno avuto un insegnante, in qualunque grado di istruzione, che vi ha resi più entusiasti di essere al mondo, più fieri di essere al mondo, di quanto credevate possibile fino a quel momento?
Alzate le mani, per favore.
Adesso abbassatele e dite il nome di quell'insegnante a un vostro vicino, e spiegategli cosa ha fatto per voi.
Ci siamo?
Cosa c'è di più bello di questo?

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