Il blog dei Musei Civici
di Varese
a cura di SULL'ARTE

 

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"Trovo l'ispirazione nelle cose più semplici. Il piatto in cui un contadino mangia la minestra mi piace molto di più che non i piatti ridicolmente preziosi dei ricchi.
L'arte mi commuove sempre. È un'arte priva di inganni e di artifizi, che va dritta allo scopo. Sorprende ed è tanto ricca di possibilità. [...]

miro1Considero il mio studio come un orto. Laggiù ci sono dei carciofi. Qui delle patate. Bisogna tagliare le foglie perché crescano i frutti. A un certo momento bisogna potare.
Lavoro come un giardiniere o come un vignaiolo. Le cose maturano lentamente. Il mio vocabolario di forme, per esempio, non l'ho certo scoperto di colpo. Si è formato quasi mio malgrado.
Le cose seguono il loro corso naturale. Crescono, maturano. Bisogna innestare; bisogna irrigare, come per l'insalata. Maturano nel mio spirito. [...]

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Il quadro deve essere fecondo. Deve far nascere un mondo. Che rappresenti fiori, personaggi o cavalli è indifferente, basta che riveli un mondo, qualcosa di vivo.
Due più due non fa quattro. Fa quattro solo per i ragionieri. Ma non bisogna accontentarsi; il quadro deve farlo capire: deve fecondare l'immaginazione".

Joan Mirò, Lavoro come un giardiniere, 1959

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FOTO:
1. Bagnante, 1925
2. Stella del mattino, 1940
3. Autoritratto, 1938

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