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basquiat mostreOrmai ci siamo! Fra meno di un mese il lavoro di Jean-Michel Basquiat si farà ammirare al Mudec di Milano. Un centinaio di opere, provenienti per la maggior parte dalla collezione dell’imprenditore israeliano Yosef Mugrabi, raccolte in un’esposizione curata da Gianni Mercurio e Jeffrey Deicht, ex direttore del MOCA di Los Angeles ma soprattutto amico dell’artista.

La sua carriera artistica, durata neanche una decina d’anni, in quanto è morto molto giovane, è stata in brevissimo tempo riassorbita dal topos letterario dell’eroe bello e dannato, ammantando la sua biografia di un’aurea leggendaria che, a volte, rende difficile la comprensione della qualità della ricerca. Basquiat è stato l’unico pittore nero americano ad aver lasciato un segno indelebile nella storia dell’arte, favorendo un ritorno del post moderno nella pittura figurativa.

Ma chi è questo personaggio? Basquiat nasce nel dicembre 1960, a Brooklyn da padre haitiano e madre newyorkese. Firma le prime opere con il nome d’arte SAMO, acronimo di Same old shit; il set in cui l’artista si esprime è la città di New York, la stessa che ha dato i natali al graffitismo. La frequentazione della City-as-School, una scuola sperimentale e alternativa situata a Manhattan, fondata sull’idea di trarre dall’esperienza, vissuta attivamente in prima persona, la fonte d’insegnamento fondamentale, lo ispira definitivamente per tutto ciò che accadrà nel suo futuro artistico e non.

All’interno del percorso espositivo, pensato cronologicamente dal 1980 al 1987, si incontrano diverse sezioni legate ai vari studi in cui Basquiat ha lavorato, andando dai giovanili graffiti metropolitani fino alle ultime opere molto più complesse e tormentate. L’esordio da writer è stato fondamentale per la sua fama futura, che una volta raggiunta, gli ha permesso di affermarsi come pittore studiando le tecniche e gli stili degli artisti che più ammirava del XX secolo: da Pollock, a Kline fino a Andy Wharol e Cy Twombly. Sono molti i temi che affronta nei suoi lavori: tematiche razziali (i suoi eroi sono tutti campioni e musicisti di colore: da Malcom X a Charlie Parker), ma anche racconti più legati alla storia, al disegno e alla scrittura. Il valore della sua ricerca artistica risiede nella mescolanza etnica, tra la memoria culturale ispanica, quella nera e quella americana e tra le immagini simboliche dell’Africa e il linguaggio visivo della metropoli.

Nonostante la sua morte prematura i dipinti, i disegni e gli oggetti realizzati da Basquiat illustrano quanto sia stata vasta la sua produzione caratterizzata da un’ampia gamma di soggetti, stili e tecniche: un personaggio complesso, difficile da inquadrare ma dalla grande etica artistica e sociale, autolesionista, ribelle ma fortemente espressivo.

Per vedere un altro tipo di graffitismo potete visitare, al Castello di Masnago, la mostra [DI]SEGNI URBANI che ci fa riscoprire, tramite l’arte urbana, alcuni angoli di Varese.

Leggi anche: [DI]SEGNI URBANI

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