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“Mon atelier! Mais je n’ai jamais eu d’atelier, et je ne comprends pas qu'on s’enferme dans une chambre. Voilà mon atelier” disse Monet indicando la Senna e la campagna davanti ai suoi occhi quando nel 1880 gli fu chiesto, dal giornalista Emile Taboureux che gli aveva fatto visita per intervistarlo, se poteva mostrargli il suo atelier. Il racconto di questo episodio è la chiave di tutta l’opera di questo artista: la fusione fra arte e vita. La pittura fuori dallo studio, in realtà, era già stata utilizzata da altri pittori in precedenza ma nessuno ancora aveva fatto della natura il suo personalissimo atelier.

02 monet impression soleil levantClaude Monet nasce a Parigi nel 1840 e muore nel 1926 a Giverny; è universalmente considerato il padre dell’Impressionismo, un movimento che fu così battezzato nel 1874 durante la prima esposizione presso lo studio del fotografo Nadar. Un critico d’arte, in tono del tutto denigratorio, utilizzò il termine “impressionismo” dopo aver visto il quadro di Monet “Impression, soleil levant” (1872). Lous Leroy, con questa espressione, voleva infatti sottolineare l’apparente disimpegno nei soggetti trattati e nella tecnica usata, senza immaginare che di lì a poco i pittori di questa corrente avrebbero rappresentato una svolta nel modo di intendere l’arte. La tecnica dell’Impressionismo si basa su pennellate veloci e brevi di colori puri o comunque saturi, sull’abolizione dei contorni delle figure e sulla resa delle ombre tramite tonalità più scure degli stessi colori in modo da eliminare l’utilizzo del nero.

01 monet foto nadarLe origini familiari di Monet sono molto modeste ma grazie all’interessamento di una ricca zia ebbe la possibilità di trasferirsi nel centro di Parigi e conoscere gli ambienti artistici più vivaci. Impara così a preferire, all’insegnamento accademico, la pittura “en plain air” e inizia a sperimentare l’effetto della luce sulla percezione del colore e su come trasforma gli oggetti col passare del tempo. Monet è stato soprattutto un pittore di paesaggi, talvolta con figure, ma l’assoluta protagonista è sempre stata la luce che con la sua mutabilità disfa e compone oggetti e persone. Il sentimento dominante è la fugacità delle cose. Dalle prime tele fino alle ultime, che realizza quando si ritira a Giverny, sono proprio la luce e l’acqua -gli elementi forse più mutabili del nostro paesaggio- a combinarsi insieme evidenziando la diversità infinita di ogni istante. Solo per portare un esempio possiamo citare le “Ninfee” che sono considerate assoluti capolavori, o altrettanto famosa è la serie di quadri sulla cattedrale gotica di Rouen, che conta oltre cinquanta tele, che dipinge osservandola sempre dalla medesima angolazione ma in differenti ore del giorno.

Verso la fine della sua vita, ritirato ormai a Giverny, quasi completamente cieco, non smise comunque di dipingere nonostante i colori non avessero per lui più la stessa intensità. Subito dopo la sua morte il suo lavoro sarà immediatamente accostato dalla critica a quello dei grandi maestri delle Avanguardie Storiche del Novecento.


E per chi volesse approfondire l'arte di Monet con i più piccoli, l'occasione al Castello di Masnago non manca! Il 2 ottobre la Domenica al Castello sarà infatti dedicata al padre dell'impressionismo: da non perdere alle ore 15.30 la lettura nel parco Oltre il giardino del signor Monet (P. Valentinis, G. Ascari, Ed. Lapis); a seguire visita guidata e laboratorio.



FOTO
1. Claude Monet, Impression soleil levant, 1872, Parigi, Musée Marmottan Monet

2. Claude Monet fotografato da Nadar nel 1899, © Nadar Archives Photographiques MAP © CMN Paris

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