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2016 big draw011Settembre per chi si occupa di educazione è un momento di euforia, entusiasmo, grandi progetti e speranze; è un po’ come capodanno: si fanno liste di buoni propositi e si incontrano persone con cui condividere un percorso, un modo di stare con i ragazzi. Quest’anno noi di SULL’ARTE abbiamo anche partecipato ad una festa, come per ogni capodanno che si rispetti!

2016 big draw0132016 big draw008La festa in questione è il festival internazionale del disegno, THE BIG DRAW, che Fabriano ha portato per la prima volta a Milano sabato 10 e domenica 11 settembre 2016. Ora non starò a raccontarvi i bellissimi laboratori a ciclo continuo che i bambini hanno potuto sperimentare, dal dipingere al buio con colori fluo, a colorare con l’acqua, a creare spille personalizzate; vorrei invece lasciarvi un paio di suggestioni che insieme ai miei bambini mi sono portata a casa, dopo aver partecipato ai meravigliosi workshop degli artisti e illustratori presenti. Premetto che abbiamo dovuto scegliere, le iniziative e gli appuntamenti erano davvero molti, impossibile seguirli tutti.

 

2016 big draw009Giulia Orecchia ci ha dato la possibilità di creare mondi paralleli mettendoci a disposizione matite e tempere coprenti insieme a foto di angoli di Milano che si sono improvvisamente popolati di draghi, indiani, oche, laghetti e prati fioriti; un’esperienza davvero insolita e divertente, arricchita da una Giulia affettuosa e molto disponibile al gioco e alle chiacchiere con i piccoli visitatori.

Alessandro Sanna ci ha letteralmente incantato con Mano Felice e il suo modo di disegnare, ma soprattutto con la sua storia. Con pochi e semplici tratti ha rappresentato sotto ai nostri occhi la persona che probabilmente lo ha aiutato a trovare la sua strada: il suo insegnante di arte delle scuole medie.
2016 big draw010A questo punto ci si potrebbe aspettare il classico episodio nostalgico dell’allievo che racconta del suo insegnante, di quanto gli abbia fatto amare la materia e così via; invece Ale - ccosì si firma sui tanto amati, sgualciti e vissuti “Lupo sabbioso” che i miei figli gli porgono per un autografo e un disegno - ci racconta di un insegnante severo e assolutamente poco sensibile che, il giorno in cui il suo alunno gli presenta un disegno in cerca della sua approvazione, glielo strappa davanti agli occhi affermando con sicurezza che non può essere frutto del suo lavoro, ma certamente di suo padre o di suo nonno. Alessandro Sanna ci racconta delle sue lacrime, ma anche della svolta di una ragazzino di undici anni che raccoglie con coraggio la provocazione, si sposta dall’ultima alla prima fila per dimostrare a quell’adulto che quel disegno era uscito dalle sue mani rifacendolo davanti ai suoi occhi e ricavandone non certo scuse o complimenti, ma un secco “Così si fa!”. Alessandro ci ha raccontato tante altre storie, che saremmo potuti restare ad ascoltarlo ore, e per tutto il tempo non ha mai smesso di disegnare, coinvolgendo i bambini presenti, mostrando loro quanto il disegno sia simile alla scrittura, di quante lettere si possano trovare in gatti, lepri, balene e tartarughe; ci ha mostrato il coraggio che può stare in una linea, che può diventare spartito e accogliere chiavi di violino sui baffi di un gattino.

Infine Gek Tessaro, a cui devo la scoperta della mia festa di Capodanno tanto riuscita, perché l’ho incontrato alla Bì, La fabbrica del gioco e delle arti di Cormano MI, in occasione di un convegno che trattava il legame tra scuola e teatro. Leggendo “un’autopresentazione” sul suo sito (www.gektessaro.it) ho deciso che non potevo farmi sfuggire l’occasione di vederlo all’opera. Ve ne riporto una piccola parte innanzitutto perché sono certa che vi metterà di buonumore e voglio farvi un regalo, ma soprattutto perché ci fa capire cosa intende Tessaro quando dice che all’inizio, da bambino, disegnava per “legittima difesa”:
“Rompevo un vaso? Facevo alla svelta un disegnetto, copiavo un cavallo dall’enciclopedia, lo coloravo di marrone, e quando arrivava mio padre in collera, coi cocci del vaso in mano, per chiedere spiegazioni, guardava il disegno e mi perdonava. Diceva: “Questo ragazzo è un assassino ma sa disegnare”. Una volta ho acceso un fuoco sul terrazzo: per me era come il bivacco degli indiani, i gerani erano cactus e il mio cavallo era lì accanto; la fiamma però si alzò così tanto da lambire il bucato dell’inquilina del piano di sopra che non tardò a bussare alla porta di casa mia. La sua faccia paonazza era del tutto simile alla gonna bruciata che agitava furiosamente. La sua intenzione era di coprirmi di insulti ma si fermò al primo. Domandò a mia madre: “Ma questo cavallo, l’ha disegnato lui?”. “Sì”, le confermò mia madre e aggiunse scuotendo la testa in tono comprensivo: “Me ne combina di tutti i colori ma è bravo nel disegno”. “È bravo parecchio” confermò la vicina. “Non è, per caso, che potrebbe disegnarne uno anche per me?”.
Ed ecco Gek salvo grazie al disegno, ma quel bambino non si fermerà alla “legittima difesa”, deciderà di andare oltre e scoprirà come il disegno gli permetta di visitare luoghi sconosciuti, di essere un ladro di bestiame felice rimanendo al sicuro, di raccontare storie a chiunque abbia voglia di ascoltarlo, perché il disegno non ha nazione, non ha lingua, non ha religione. Ora, da adulto e artista affermato quale è, ha messo insieme tutte queste cose e incanta il pubblico durante le sue performance fatte di disegno, di pittura, di musica e di poesia. Dice così del suo mestiere: “Racconto storie con il disegno e so che è un privilegio perché quello di raccontare è il più bel mestiere del mondo”.

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