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biagio bellotti autoritratto 1784 partUn angelo in volo scosta un prezioso tessuto e ci svela una visione di Paradiso; più in basso, oltre una scenografica architettura dipinta, assistiamo al Battesimo di Cristo. Sono le scene affrescate da Biagio Bellotti nella Basilica di San Giovanni Battista a Busto Arsizio, tra il 1756 e il 1765. Canonico e organista in San Giovanni, Bellotti offrì anche il suo lavoro di pittore per abbellire quella casa del Signore che amò a tal punto da lasciare il suo volto tra i dipinti e chiedere nel testamento di esservi sepolto.

A ricostruirne la vicenda umana e artistica è la mostra curata da Franco Bertolli, Giuseppe Pacciarotti e Augusto Spada, visitabile a Busto Arsizio fino al 28 febbraio nelle sale di Palazzo Marliani Cicogna e presso la Biblioteca Capitolare di San Giovanni.

Nato nel 1714 da famiglia di pittori bustocchi, Bellotti intraprese gli studi teologici e dedicò buona parte della sua vita all'arte. Pittore, architetto, coreografo, musicista, poeta, fu un uomo di cultura a tutto tondo, perfettamente inserito nel clima “illuminato” della Lombardia austriaca. Conoscitore della pittura del Sei-Settecento, guardava al modello varesino di Pietro Antonio Magatti – di cui si conservano a Varese alcune opere al Castello di Masnago e il ciclo di affreschi in Sala Veratti (ndr) – e si aggiornava a Milano sulle influenze venete di Giovan Battista Tiepolo.

La prima commissione arrivò nel 1742 per l'ampliamento della chiesa di San Gregorio (a Busto Arsizio), di cui curò sia il disegno architettonico sia la decorazione a fresco. Da allora numerosi progetti lo videro impegnato non solo nel borgo natio, ma anche nel Seprio e nel milanese. Tra i capolavori resta il ciclo affrescato nella Cappella del Rosario alla Certosa di Garegnano (1765-1766).

La fama e forse il carattere schivo e poco accomodante attirarono su di lui invidie e antipatie, provocando una vera e propria querelle con gli altri canonici in merito ai pagamenti e ai tempi di realizzazione degli affreschi di San Giovanni; disputa di cui Bellotti lasciò tracce esplicite nelle iscrizioni dipinte. Ciò lo condusse nel 1775 alla rinuncia del canonicato, come avrebbe ricordato lui stesso qualche anno più tardi nella Pala della Beata Giuliana, dove una lapide reca significativamente la scritta “... vov(it) pinx(it) pos(uit) can(onicus) ol(im) B(lasius) B(ellotus)” – ovvero “... Biagio Bellotti ex-caninico ha dedicato dipinto e collocato”.

E a un'altra iscrizione l'artista affidò il suo ultimo desiderio. Nel triplice autoritratto del 1784, dietro allo schienale della sedia, Bellotti pensò di nascondere per noi (si fa per dire) un foglietto: tra le righe si legge “patria ut noscat / affinché la mia città mi conosca”, da cui il titolo della mostra. La tela è conservata oggi presso l'Ospedale di Circolo di Busto Arsizio a ricordo del primo benefattore, che nel testamento donò parte dei suoi averi perché il borgo di Busto avesse finalmente il suo nosocomio. Il progetto fu realizzato solo a metà dell'Ottocento, ma questa ormai è un'altra storia...

biagio bellotti locandina 2016La mostra “Biagio Bellotti 1714-1789. Patria ut noscat” è un'iniziativa promossa dalla Famiglia Bustocca, in collaborazione con il Comune di Busto Arsizio.

Per conoscere tutti i dettagli fate clic qui oppure qui


FOTO:
1. Biagio Bellotti, Autoritratto, 1784, particolare (conservato presso la quadreria dell'Ospedale di Circolo di Busto Arsizio).
2. Dalla locandina della mostra 2016, particolare degli affreschi realizzati da Biagio Bellotti nel presbiterio di San Giovanni Battista a Busto Arsizio (1756-65); tra i personaggi che assistono al Battesimo di Cristo si può riconoscere un autoritratto del pittore.

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