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guttuso carapezza 1985

Renato Guttuso e Fabio Carapezza nel 1985 nello studio di Velate

Un pittore siciliano ha lasciato un importante segno nell’arte varesina tanto che nel 1983 gli venne riconosciuta la carica di cittadino onorario di Velate, dove abitava, in seguito all’esecuzione dell’affresco “Fuga in Egitto” realizzato lungo la Via Sacra che porta al Sacro Monte, su commissione di Monsignor Pasquale Macchi, per sostituire l’affresco originale seicentesco del Nuvolone, ormai troppo labile: il grande artista in questione è Renato Guttuso, nato a Bagheria il 26 dicembre 11 - denunciato però all’anagrafe il 2 gennaio 1912 - e morto a Roma il 18 gennaio 1987.

Durante il suo soggiorno lombardo, una buona parte della sua produzione rappresenta il piccolo borgo di Velate e le vedute paesaggistiche realizzate nel suo atelier varesino. L’importanza della presenza di questo artista è testimoniata dal fatto che in seguito alla sua morte furono più di una le iniziative per omaggiarlo. In occasione del ventesimo anniversario della sua dipartita (2007) gli fu intitolata una via vicino alla sua residenza e per il centenario della sua nascita gli fu dedicato il viale che conduce ai musei civici di Villa Mirabello.

Ma come arrivò al nord dal profondo sud? Dopo aver compiuto gli studi classici a Palermo e aver frequentato una bottega di un pittore di carretti siciliani, Guttuso si trasferì a Roma per esporre alla I Quadriennale. La sua scalata territoriale verso il nord, importante per la definizione della sua poetica, continua qualche anno dopo quando si sposta a Milano dove assorbe i primi elementi di una pittura tonale, romantica e di una reazione anti Novecento caratterizzato politicamente da posizioni antifasciste, tanto che nel 1940 s’iscrisse al partito comunista.

La sua opera è nata dal confronto costante con il periodo storico che ha vissuto, dando vita a un personale senso morale intrecciato con le sue pulsioni artistiche traendo stimoli fondamentali dalla sua terra natale. Decisivi per la formazione del suo stile furono i contatti con i poeti, soprattutto con gli “ermetici” (i cui esponenti furono grandi della letteratura come Quasimodo e Ungaretti).

L’aspetto che rimane meno conosciuto di Renato Guttuso resta il suo amore per la letteratura, sviluppato grazie alla sua grande cultura e alle sue amicizie con molti scrittori sia italiani che non. Fu proprio grazie a uno di loro, Elio Vittorini, che ebbe l’opportunità di iniziare la sua carriera di illustratore.
Dal secondo dopoguerra si dedicò all’illustrazione di testi capisaldi della letteratura come ad esempio “Addio alle armi” di Hemingway, i “Miserabili” di Victor Hugo o la “Divina commedia” di Dante. Collaborò anche con numerose riviste e ciò gli diede la possibilità di veicolare più facilmente e in modo comprensibile le sue idee politiche.

L’orgoglio per Varese è di aver dato ospitalità a un personaggio di grande calibro, capace di esprimersi attraverso molteplici forme artistiche.

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