Il blog dei Musei Civici
di Varese
a cura di SULL'ARTE

 

STEMMA H colore comune

 

varesecultura

 

sullarte     

 

 

 

Seguici anche suinstagram

 

In tutta la sua grandezza artistica, sociale e storica, “Il Quarto Stato” (1896-1901) di Pellizza da Volpedo ci accoglie al Museo del Novecento di Milano ormai da alcuni anni. Ma non è sempre stato lì dove lo troviamo ora: per approdare alla collocazione finale è occorso più di un secolo.

pellizza da volpedo quarto stato 1901 museo novecentoGiuseppe Pellizza da Volpedo, l’autore di questo capolavoro, nacque a Volpedo (Alessandria). Dopo un itinerario nelle accademie di tutta Italia e un viaggio a Parigi aderì, a Milano, al gruppo dei divisionisti e trovò la sua personale espressione nel realismo sociale. Ed è proprio grazie alla letteratura di Marx ed Engels che iniziò ad elaborare studi, bozzetti e progressive versioni dell’opera finale.

Le versioni che precedono “Il Quarto Stato” sono sostanzialmente due: “Ambasciatori della fame” (1892), seguito solo qualche anno dopo da “Fiumana” che oggi è esposto sempre a Milano ma presso la Pinacoteca di Brera.

L’opera si inquadra in un momento storico particolare: siamo prossimi alla conclusione di un secolo e nella prima Triennale di Milano del 1891 la problematica sociale era già stata largamente esposta. Il quadro rappresenta il fronte di marcia compatto -ma non bellicoso- di una folla di proletari che stanno manifestando per il loro ideale di un avvenire migliore. L’artista riesce a combinare al meglio temi allegorico-sociali di ispirazione socialista al “puntinismo” tecnico, così che le figure sono caratterizzate da una insolita saldezza.

Nonostante il quadro ambisse a essere portavoce di una nuova classe sociale nascente -il proletariato-, consapevole di avere dei diritti oltre che dei doveri e mirando a diventare uno strumento di istruzione per i fruitori, paradossalmente l’opera non ebbe il successo sperato. Anzi: Pellizza la presentò nel 1902 all’Esposizione di Torino ma non venne degnata di nessun merito e premio così come non ci furono acquirenti. Soltanto dal 1920 l’opera entrò a far delle Civiche Raccolte d’Arte poiché venne acquistata dal Comune di Milano per pubblica sottoscrizione, grazie anche a contributi di banche e privati. E ancora oggi questo dipinto, patrimonio della città e di tutti, si può ammirare gratuitamente, percorrendo la scala che poi conduce all’ingresso a pagamento del Museo del Novecento.

Se vuoi conoscere un’opera di Pellizza da Volpedo conservata al Castello di Masnago clicca qui.

Visit

Questo sito utilizza Cookies per fini statistici e di analisi del traffico. Cookies Policy