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Nell’anno dell’Expo sono innumerevoli le manifestazioni, le mostre, gli omaggi che hanno come comune denominatore il tema del cibo inteso come nutrimento per il pianeta e per la vita.

arts and food 001Alla Triennale di Milano ha inaugurato il 9 aprile 2015 la mostra “Arts&Foods. Rituali dal 1851” che sarà visitabile fino al 1° novembre 2015, di pari passo con la chiusura dell’Esposizione Universale di Rho. Si tratta dell’unico padiglione fieristico in centro città visitabile anche gratuitamente con un ticket d’ingresso per Expo.

La mostra curata da Germano Celant, storico dell’arte che coniò il termine “arte povera” alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso, racconta di un grande viaggio nel tempo alla scoperta dei rituali legati al cibo, dalla metà degli anni Cinquanta dell’Ottocento -che coincide con la prima esposizione universale allestita a Londra proprio nel 1851-, alle epoche più attuali. Un percorso che si snoda su un’amplissima superficie e che vede esposte opere di pittura, scultura, fotografia, grafica, editoria, cinema, design d’interno e d’arredo realizzati da grandissimi personaggi dell’arte provenienti da ogni parte del mondo, rappresentanti stili anche molto diversi tra di loro.

arts and food 002Passeggiando per l’enorme spazio espositivo ci troviamo quindi a osservare una varietà di capolavori in cui l’elemento cibo “nutre” lo spettatore attraverso l’arte da cui è raccontato. Sono molte le opere sulle quali ci si dovrebbe soffermare, ma l’individuazione di qualche autore è sufficiente a dare una panoramica della varietà dei generi presenti in mostra. All’ingresso veniamo accolti da numerosi utensili (coltelli, forchette, tagliapasta, attrezzi da macelleria…) e forni antichi che ci suggeriscono di primo impatto il legame col cibo. Facendo poi un salto nell’Impressionismo ci imbattiamo in più opere raffiguranti paesaggi “en plain air” con l’idea del cibo in viaggio, fino a che lo sguardo cade sicuramente sul bellissimo ritratto di cuoco -“Lo chef Père Paul”- dipinto da Monet nel 1882. Avanzando ancora un po’ l’attenzione viene catturata da una sezione dedicata all’editoria: la “Biblioteca Gastronomica Academia Barilla” riunisce infatti insieme volumi e documenti relativi alla gastronomia e alla sua storia dall’Ottocento ai nostri giorni. Uno sguardo verso l’alto e scorgiamo la proiezione di spezzoni di cinema d’autore da “The scarecrow” di Buster Keaton a “Modern Times” con Charlie Chaplin e poco più avanti Jacques Tati con “Play time” e “Mon oncle”.

arts and food 003Da annoverare sicuramente i numerosi progetti di Giacomo Balla (vedi foto d'apertura, ndr), uno dei maggiori esponenti del futurismo, per mobili, lampade e fanali per bar provenienti dalla GAM (Galleria d’Arte moderna e contemporanea di Torino) e i suoi servizi da tè facenti parte di una collezione privata.

Il percorso si conclude con un’ultima sala dedicata all’arte più recente: da Robert Rauschenberg con le sue opere per certi versi vicine alla pop art come “Peanut butter cup” (1962), alle fotografie di Ugo Mulas, alle opere di Daniel Spoerri, specializzato nell’assemblamento di oggetti di uso quotidiano. Una stanza dedicata ai tempi di Woodstock presenta infine il cibo come qualcosa di spirituale e mistico.

arts and food 004Per ulteriori approfondimenti consultare il catalogo della mostra edito da Electa.

Per conoscere un’opera di Balla conservata al Castello di Masnago fai click qui.

Dida:
1. Giacomo Balla, Fiore Futurista (1920 circa)
2. Claude Monet, Lo chef Père Paul, 1882, Belvedere, Wien
3. Fotogramma Charlie Chaplin di "Modern Times (USA, 1936)
4. Collage di opere di editoria della Biblioteca Gastronomica

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