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La "Gloria del Padre Eterno con angeli" in Villa Sommi Picenardi a Olgiate Molgora

Il recente ritrovamento di un inedito affresco del Legnanino in Brianza ha suscitato nuova attenzione sulle vicende del pittore d'origine Saronnese. Gli ultimi importanti contributi, editi nell'ambito del convegno sulla pittura tra Sei e Settecento nelle province di Novara e del Verbano Cusio Ossola, si datano a poco meno di un anno fa. Tra le nuove acquisizioni si dovrà quindi annoverare anche l'affresco brianzolo, aprendo inevitabilmente la strada a nuove considerazioni sugli spostamenti del pittore in una fase assai prolifica della sua carriera, e sulla rete di rapporti tra l'artista e le nobili casate da cui era assai richiesto.

Il dipinto murale, inspiegabilmente ignorato per secoli, orna la volta di copertura della cappella gentilizia annessa alla splendida Villa Sommi Picenardi in Olgiate Molgora, nella Brianza lecchese. Dell'affresco esiste un'unica breve menzione in "Storia di Monza e della Brianza", a cura di Rossana Bossaglia, che lo assegnò a un seguace del Carloni. Nessun altro documento, partendo dalle più antiche visite pastorali del XVIII secolo sino alle più recenti carte databili al Novecento, si è premurato di citare la medaglia dipinta. Questo ha naturalmente condizionato l'intelligenza dell'opera e delle vicende che portarono alla sua commissione, pertanto, almeno sinora, possiamo solo avanzare delle ipotesi circa le modalità per cui Legnanino giunse a Olgiate Molgora, oggi parte della provincia di Lecco e un tempo inserito nell'ampia circoscrizione della Pieve di Brivio.

Pervenuta per via ereditaria ai Sommi Picenardi solo nel 1920, la Villa, già proprietà dei nobili Sala, appare edificata su un pianoro digradante verso il centro dell'abitato, nell'alternarsi di tratti collinari e pianeggianti che caratterizzano il territorio ai piedi del San Genesio. Considerata uno degli esempi più interessanti e complessi dell'architettura di villa in Brianza (Fig. 1), la dimora conserva ancora l'assetto settecentesco ed è nota principalmente per la bellezza dei suoi giardini all'italiana, con siepi di bosso, statue e fontane, cui fa da contrappunto, nel versante sud, il vasto parco all'inglese, frutto della trasformazione ottocentesca.

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L'acquisto della villa si deve a un membro della nobile famiglia Sala che, nel 1678, la rilevò dalla precedente proprietà Vimercati. Non è certo se il complesso di edifici fu subito oggetto di modifiche da parte dei nuovi possidenti, ciò che invece sappiamo con sicurezza è l'anno di edificazione della cappella gentilizia, eretta nel 1702 dai fratelli Giovan Battista e Domenico Sala. Nel piccolo oratorio intitolato alla Beata Vergine Immacolata e ai SS. Ambrogio e Galdino, al centro della cupola emisferica di copertura, fa bella mostra di sé la medaglia affrescata raffigurante Il Padre Eterno in gloria con angeli (Fig. 2) ricondotta alla mano del pittore Stefano Maria Legnani, detto il Legnanino (Milano, 1661-1713), variamente attivo in territorio lombardo e piemontese tra l'ultimo ventennio del Seicento e il principio del Settecento. Il ritrovamento è reso ancor più curioso dal fatto che quest'area specifica (il territorio di Olgiate e, più in generale, il circondario oggi parte della provincia di Lecco) è piuttosto estranea ai contesti usuali al pittore, che troviamo invece ben documentato a Monza, nell'importante cantiere del Duomo.

legnanino-brianza 00002La singolarità dell'inedito olgiatese risiede nella natura stessa dell'opera: trattandosi di un affresco -e non di una tela- il dipinto si pone quale testimonianza certa del passaggio del nostro in Brianza.
La pittura murale dovette seguire di poco l'edificazione dell'oratorio (1702), non soltanto per soddisfare un programma iconografico e devozionale ma, soprattutto, per sancire una simbolica consacrazione della famiglia ai ranghi più elevati della nobiltà. Come sia giunto il nome del Legnani ai Sala è un nodo ancora da sciogliere. L'affresco fu verosimilmente ultimato entro il 1703, anno in cui Giovanni Battista II Sala stipula un Legato per la celebrazione di messe quotidiane, al fine di ottemperare alle volontà dello zio: Don Ambrogio Sala. Questo non fu l'unico desiderio del Rev. Ambrogio: se prestiamo fede alla visita pastorale del Cardinal Pozzobonelli leggiamo infatti che la stessa chiesa, dedicata all'Immacolata e ai Santi Ambrogio e Galdino, fu edificata dai fratelli Giovan Battista e Domenico Sala "secondo la pia intenzione del Sacerdote Ambrogio".

Questo non fa che acuire i sospetti circa un possibile contatto tra il curato e il nostro pittore, il quale potrebbe aver avuto a che fare sia con i nobili fratelli Sala, che con il già citato Reverendo. Don Ambrogio fu parroco di Magenta nel 1652, trent'anni dopo lo troviamo in San Raffaele a Milano e, cosa ancor più interessante, è registrato come abitante nella parrocchia di San Mattia alla Moneta in Milano, la stessa dove Legnanino aveva fissato la sua residenza.

L'affresco di Villa Sommi mostra un'evidente parentela con un precedente realizzato da Legnanino, sullo scrocio del Seicento, nella volta del presbiterio della chiesa di San Giacomo a Saronno (VA). Pur nella presenza di varianti, la somiglianza tra i due esisti appare lampante: in entrambi la composizione è dominata dall'elegante figura del Padre Eterno sostenuta da una coltre di nubi dove sbucano, in varie pose e atteggiamenti, angeli dalle delicate fattezze. Nonostante seguano il perimetro circolare della struttura, le figure si dispongono liberamente senza subire il limite imposto dall'architettura, cosicché l'oculo è percepito dal riguardante come una naturale apertura verso il cielo. La tavolozza è modulata su una squisita paletta di colori pastello, come nel gusto più tipico del Legnani, colori complementari, sfumati in delicati trapassi chiaroscurali, restituiscono l'impressione di un'atmosfera luminosa, quasi aurorale. Nella Gloria della cappella dedicata ai due santi vescovi Ambrogio e Galdino, il pittore introduce un'altra comparsa rispetto all'affresco dipinto in San Giacomo: un cherubino dallo sguardo ammiccante, collocato in alto a sinistra, che ci guarda poggiando il mento sopra la spalla. A Olgiate l'artista sembra lasciarsi alle spalle le imprese giovanili mostrandosi artista più rotondo e consapevole. L'avvenuta maturazione, all'indomani delle imprese novaresi e nel pieno del periodo torinese, emerge nettamente nell'acquisita padronanza compositiva e nelle forme più leggiadre e sospese.

L'accostamento dei due esiti è ulteriore riprova del modus operandi del pittore, dove l'iterazione dei modelli è elemento caratterizzante la sua produzione, sia nei singoli tipi che, in genarle, nell'impianto compositivo. Se è dunque vero che nella medaglia olgiatese ci troviamo dinanzi a un'idea inequivocabilmente replicata dal pittore, questa appare comunque rielaborata e corretta (Fig. 3).

legnanino-brianza 00003Dall'alto:
Fig. 1. Villa Sommi Picenardi, Olgiate Molgora (LC).
Fig. 2. Stefano Maria Legnani, detto Legnanino, Gloria del Padre Eterno con angeli (1702-1703), Villa Sommi Picenardi, Olgiate Molgora (LC).

Fig. 3. Stefano Maria Legnani, detto Legnanino, Gloria del Padre Eterno con angeli (fine sec. XVII), Chiesa di San Giacomo, Saronno, (VA).

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