Il blog dei Musei Civici
di Varese
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haring 004haring 003A poche settimane dall’inaugurazione a Palazzo Reale della mostra “Keith Haring – About Art”, curata da Gianni Mercurio, dedicata a uno dei maggiori rappresentanti dell’arte americana, mi torna fra le mani un libro a lui dedicato. Si tratta di una pubblicazione dal titolo “Diari”, edita nella collana Piccola Biblioteca degli Oscar Mondadori.
Come preparasi all’evento nel migliore dei modi se non avvicinandosi all’artista leggendo righe composte di suo pugno? Questa raccolta di scritti racconta non solo la sua attività professionale con digressioni artistiche e filosofiche, ma ci rivela aspetti più intimi quali i suoi punti di forza e le sue debolezze: una vita, troppo breve ma straordinaria, vissuta tra viaggi, ispirazioni e passioni.

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libri auguri2017“Yoli, ha detto lei, sto solo dicendo che le scuse non sono il fondamento della società civile. Va bene, ho detto io. D’accordo. Allora qual è il fondamento della società civile? Le biblioteche, ha detto Elf” (Miriam Toews, I miei piccoli dispiaceri, Marcos y Marcos).

Buon anno, allora, a chi costruisce biblioteche, a casa e a scuola. A chi legge per sé e a chi legge ad alta voce. A chi legge di fronte a noi in treno, al bambino che legge di nascosto sotto al banco. A chi porta i libri ovunque, anche al museo. A chi vince l’emozione di leggere per altri, a chi ascolta con la bocca aperta. A chi dice “ancora”, a chi crolla addormentato con un libro sulla coperta.

Buon anno a voi, buon anno a noi, che leggiamo tanto e leggiamo dappertutto, e qualche volta capita che ve lo raccontiamo in questo piccolo spazio.

Buon anno a chi di leggere non si stanca mai e a chi prova, così, a costruire un mondo diverso.

Tanti auguri da tutte noi.

matisse 002Siamo nella prima metà del Novecento in un clima molto pesante caratterizzato da guerre, scontri ideologici e stragi. Nonostante ciò, l’avventura artistica di Matisse è all’insegna delle parole luxe, calme et volupté e ciò gli consente di trasferire il suo lavoro in un mondo parallelo: una camera ideale intima e raffinata in cui fosse possibile ascoltare i segreti dell’anima.

“Dei mobili lucidi, lustrati dagli anni, decorerebbero la nostra stanza; i più rari fiori mischiando i loro odori ai vaghi sentori dell’ambra; i ricchi drappi, gli specchi profondi, lo splendore orientale: tutto lì parlerebbe all’anima in segreto la sua dolce lingua naturale. Là tutto è ordine e beltà, lusso, calma e voluttà” (da “Invito al viaggio” di Baudelaire).

Henri Matisse, originario di Le Cateau-Cambrésis, Francia, nasce nel 1869 e giunge tardi alla pittura, quasi casualmente, durante la convalescenza di una malattia e, dopo aver frequentato corsi di giurisprudenza, si iscrive alla Scuola di Belle Arti di Parigi e inizia a familiarizzare con gli ambienti artistici.

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#in&out

bodini fonte agostino casciago ph pepi merisio 1986bodini gesso grimm ph sara baroniAl piano superiore del Castello di Masnago, la quattrocentesca Sala dei Vizi e delle Virtù espone due preziosi bozzetti in bronzo di Floriano Bodini: uno è quello del Monumento a Paolo VI, la cui realizzazione si può ammirare salendo a Santa Maria del Monte, l’altro è il bozzetto per il Monumento ai Sette di Gottinga, straordinario omaggio alla libertà intellettuale che occupa la piazza del Parlamento di Hannover.

Nato a Gemonio nel 1933, Bodini frequentò a Milano prima il Liceo Artistico, poi l’Accademia di Brera, aderendo presto al Realismo Esistenziale. Negli anni ‘60 intraprese una lunga carriera votata non solo alla pratica artistica – già nel 1962 fu invitato alla XXI Biennale di Venezia dove espose sette opere, tra cui il Lamento sull'ucciso oggi al museo di Gemonio – ma anche all’insegnamento. Partendo come assistente al Liceo Artistico, arrivò via via a ricoprire la Cattedra di Tecnologia del Marmo all’Accademia di Brera, quella di Scultura all’Accademia di Carrara (diventandone poi Direttore e infine Presidente) e quella di Scultura al Politecnico di Architettura di Darmstadt, in Germania.

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37 Giornico presepio interoIl legno è di per sé materia povera, reperibile in abbondanza, di facile lavorazione e trasporto, ma nelle mani dell’intagliatore si fa oggetto prezioso, degno di accogliere l’immagine sacra. Anzi si potrebbe dire che da sempre – a dispetto della sua economicità (o forse proprio per questo) – il legno si identifichi con la raffigurazione del sacro.

10 Bellinzona Madonna di LoretoLa mostra Legni preziosi, inaugurata il 16 ottobre alla Pinacoteca Züst di Rancate, affronta il tema con un inedito taglio territoriale: Sculture, busti, reliquiari e tabernacoli dal Medioevo al Settecento nel Cantone Ticino. La rassegna, curata da Edoardo Villata, vede la collaborazione di un nutrito team di studiosi svizzeri e italiani e il coinvolgimento dell’Ufficio Beni Cultuali di Bellinzona, con il duplice obiettivo della conoscenza e della tutela del patrimonio.
Questo ha consentito di offrire al pubblico nuovi studi su opere meno note o del tutto inedite come la Madonna di Loreto, ascrivibile all’ambito di Giacomo Del Maino (1510 circa), i due Angeli reggicero della bottega De Donati (1510 circa), o ancora la Madonna col Bambino (1535) proveniente da Minusio e oggi in collezione privata, riconducibile all’ambito di Andrea da Corbetta.

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"Mio caro Theo, non posso farci niente se i miei quadri non si vendono. Ma verrà il giorno in cui si vedrà che valgono più del prezzo del colore e della vita, anche se molto misera, che ci sto rimettendo”.
van Gogh wheat field with crows 1890Scriveva così Vincent Van Gogh al fratello Theo, suo grande sostenitore -sia psicologico che economico- nonché destinatario di oltre seicento lettere che il pittore gli scrisse con costanza dal 1872 fino all’anno della sua morte, per condividere con lui la sua drammatica condizione esistenziale e le riflessioni sul proprio lavoro, lasciandoci così in eredità uno strumento preziosissimo per la conoscenza della sua pittura.

Pochi uomini nel corso di tutta la storia dell’arte hanno incarnato l’idea corrente dell’artista come Van Gogh: il genio incompreso, sregolato e maledetto. Il fatto di associare la figura dell’artista alla malattia mentale è molto antico ma nell’epoca borghese l’artista diventa automaticamente un emarginato, tant’è che non viene compreso dal pubblico, che non acquista di conseguenza le sue opere, almeno finché è in vita.

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museo vela 004#in&out

Pochi chilometri oltre il confine svizzero, isolato in un ampio parco tra le colline del Mendrisiotto, sorge la Casa Museo Vincenzo Vela. Il Museo è dedicato all’opera di uno dei massimi scultori dell’Ottocento, celebrato anche in una sala del Castello di Masnago dove si trova il Busto Commemorativo di Girolamo Ghirlanda (1851).

Destinata inizialmente a dimora di famiglia, ma anche studio e sede di esposizioni, nel 1892 la Villa Vela venne donata da Spartaco Vela, noto pittore e figlio di Vincenzo, alla Confederazione Svizzera che ne fece il primo museo in Ticino.

La collezione testimonia la grande produttività di Vincenzo Vela (1820-1891): vi sono presentate la gipsoteca personale dell’artista, bozzetti in terracotta e gesso, disegni, grafiche, dipinti e fotografie di famiglia, il tutto inserito negli antichi locali della villa, recentemente ristrutturati dall’architetto Mario Botta (1997-2001).

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basquiat mostreOrmai ci siamo! Fra meno di un mese il lavoro di Jean-Michel Basquiat si farà ammirare al Mudec di Milano. Un centinaio di opere, provenienti per la maggior parte dalla collezione dell’imprenditore israeliano Yosef Mugrabi, raccolte in un’esposizione curata da Gianni Mercurio e Jeffrey Deicht, ex direttore del MOCA di Los Angeles ma soprattutto amico dell’artista.

La sua carriera artistica, durata neanche una decina d’anni, in quanto è morto molto giovane, è stata in brevissimo tempo riassorbita dal topos letterario dell’eroe bello e dannato, ammantando la sua biografia di un’aurea leggendaria che, a volte, rende difficile la comprensione della qualità della ricerca. Basquiat è stato l’unico pittore nero americano ad aver lasciato un segno indelebile nella storia dell’arte, favorendo un ritorno del post moderno nella pittura figurativa.

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“Mon atelier! Mais je n’ai jamais eu d’atelier, et je ne comprends pas qu'on s’enferme dans une chambre. Voilà mon atelier” disse Monet indicando la Senna e la campagna davanti ai suoi occhi quando nel 1880 gli fu chiesto, dal giornalista Emile Taboureux che gli aveva fatto visita per intervistarlo, se poteva mostrargli il suo atelier. Il racconto di questo episodio è la chiave di tutta l’opera di questo artista: la fusione fra arte e vita. La pittura fuori dallo studio, in realtà, era già stata utilizzata da altri pittori in precedenza ma nessuno ancora aveva fatto della natura il suo personalissimo atelier.

02 monet impression soleil levantClaude Monet nasce a Parigi nel 1840 e muore nel 1926 a Giverny; è universalmente considerato il padre dell’Impressionismo, un movimento che fu così battezzato nel 1874 durante la prima esposizione presso lo studio del fotografo Nadar. Un critico d’arte, in tono del tutto denigratorio, utilizzò il termine “impressionismo” dopo aver visto il quadro di Monet “Impression, soleil levant” (1872). Lous Leroy, con questa espressione, voleva infatti sottolineare l’apparente disimpegno nei soggetti trattati e nella tecnica usata, senza immaginare che di lì a poco i pittori di questa corrente avrebbero rappresentato una svolta nel modo di intendere l’arte. La tecnica dell’Impressionismo si basa su pennellate veloci e brevi di colori puri o comunque saturi, sull’abolizione dei contorni delle figure e sulla resa delle ombre tramite tonalità più scure degli stessi colori in modo da eliminare l’utilizzo del nero.

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2016 big draw011Settembre per chi si occupa di educazione è un momento di euforia, entusiasmo, grandi progetti e speranze; è un po’ come capodanno: si fanno liste di buoni propositi e si incontrano persone con cui condividere un percorso, un modo di stare con i ragazzi. Quest’anno noi di SULL’ARTE abbiamo anche partecipato ad una festa, come per ogni capodanno che si rispetti!

2016 big draw0132016 big draw008La festa in questione è il festival internazionale del disegno, THE BIG DRAW, che Fabriano ha portato per la prima volta a Milano sabato 10 e domenica 11 settembre 2016. Ora non starò a raccontarvi i bellissimi laboratori a ciclo continuo che i bambini hanno potuto sperimentare, dal dipingere al buio con colori fluo, a colorare con l’acqua, a creare spille personalizzate; vorrei invece lasciarvi un paio di suggestioni che insieme ai miei bambini mi sono portata a casa, dopo aver partecipato ai meravigliosi workshop degli artisti e illustratori presenti. Premetto che abbiamo dovuto scegliere, le iniziative e gli appuntamenti erano davvero molti, impossibile seguirli tutti.

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2016 big draw004The Big Draw ha invaso per due giorni gli spazi di Triennale ExpoGate davanti al Castello Sforzesco di Milano. Ma cos'è e com’è nato questo famoso festival?

The Big Draw è un ente di beneficenza che promuove ogni anno una campagna per il disegno inteso come linguaggio universale di apprendimento, espressione e invenzione. Il festival è giunto per la prima volta in Italia grazie a Fabriano, il più importante centro di produzione di carta in Europa situato nell’entroterra marchigiano. La scoperta della carta è attribuita ai cinesi ma furono gli arabi a diffondere il prodotto in Occidente e quindi la scelta di Fabriano come luogo per la nascita di questo impero non è casuale: si trova molto vicina ad Ancona, un porto aperto agli scambi commerciali col mondo orientale.

2016 big draw003Un programma fitto di laboratori, dimostrazioni e conferenze ha arricchito le giornate del 10 e dell'11 settembre con ospiti speciali e famosi a livello internazionale. Gli appuntamenti erano ben ventisette, tutti gratuiti ed adatti al pubblico di ogni età e capacità manuale.
Non potevamo farci scappare questa occasione: a turno, con il nostro prezioso spirito artistico e fanciullesco abbiamo ascoltato, osservato e messo in pratica alcune tecniche di illustrazione.
I laboratori creativi a ciclo continuo, destinati a bambini dai 5 anni in su, si svolgevano tra via Beltrami e lo spazio Sforza dell’Expogate, estendendosi fino alla Piazza delle Armi, all’interno del Castello Sforzesco e persino in Parco Sempione.

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bcbf 002bcbf 003Anche quest'anno non ci siamo fatti mancare un giro al Bologna Children's Book Fair per conoscere le tendenze dell'editoria dedicata ai piccoli lettori, con un occhio di riguardo ai libri che trattano i temi dell'arte.

Tra i colori "di moda" del 2016 c'è sicuramente il rosso, a cui si ispirano due nuove pubblicazioni. Il primo titolo è appunto Rosso – testi di Valentina Zucchi e disegni di Paolo D'Altan – edito da Topipittori per la nuova serie Piccole storie di colori (collana PiPPo), nata in collaborazione con i Musei Civici di Firenze. La seconda pubblicazione a tema è Rosso. Una storia raccontata da Matita di Michael Hall, edito da Il Castoro, che invita a guardare le cose da un altro punto di vista.

A questi si aggiunge Macchia di Sandra Dema e Sergio Olivotti per Artebambini, una vera alfabetizzazione artistica che parte dai colori e dalle forme.

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mendrisio trasparenti 001In occasione delle festività pasquali, il Museo d'Arte Mendrisio torna ad esporre gli antichi trasparenti di fine Settecento, opere originali di Giovan Battista Bagutti e bottega.

Fino al 29 marzo 2016 si potranno ammirare i singolari quadri notturni, un tempo illuminati dalla luce delle candele e imbevuti di cera e vernice, che raccontano episodi della passione di Cristo, ma anche scene sulla vita di Maria dedotte dai Vangeli apocrifi.

In totale sono 54 le opere oggi rinvenute della bottega del Bagutti (tutte in deposito permanente al Museo d’arte di Mendrisio), un patrimonio artistico-religioso alla cui conservazione si è lavorato molto negli ultimi vent'anni.

L'esposizione include quattro grandi porte, quattro lesene, sei vele, il prezioso “cartellone”, alcuni lampioni e gli strumenti della Passione. Si tratta di un particolare apparato decorativo che richiama una tradizione popolare ancora oggi sentita nel territorio di Mendrisio.

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001 inaugurazione pinacoteca züst 1967Inaugura domenica 20 marzo presso la Pinacoteca cantonale Giovanni Züst la mostra Arte. Antichità. Argenti. Le collezioni di Giovanni Züst nei musei di Rancate, Basilea e San Gallo, realiazzata dal Dipartimento dell’educazione della cultura e dello sport e curata da Mariangela Agliati Ruggia.

La mostra, nata per celebrare i cinquant'anni della donazione di Rancate (Mendrisio, Canton Ticino), riunisce per la prima volta in un'unica sede museale le collezioni di Johann Jakob Junior Züst, noto ai più come Giovanni Züst (Basilea 1887 - Rancate 1976), spedizioniere svizzero e grande appassionato di collezionismo artistico. Dal 1930 risidette a Rancate, nella storica villa progettata in stile russo dai fratelli Alessandro e Valente Botta, dove ospitò il suo "museo privato".

Filantropo e benefattore, tra la fine degli anni cinquanta e gli inizi degli anni sessanta Züst dipose che le sue collezioni fossero destinate a tre dei luoghi a lui più cari. Al Canton Ticino scelse di donare la collezione di dipinti dal XVII al XIX secolo; donazione che avrebbe dato origine proprio alla Pinacoteca di Rancate a lui intitolata. A Basilea, sua città natale, furono destinati gli oggetti di arte antica, in particolare etrusca. Infine alla città di San Gallo andò la ricca collezione di argenti dei secoli XVI-XVIII.

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2015 stage 001E finalmente il 4 febbraio dopo un anno e mezzo dal punto di partenza mi sono ritrovata in un’aula dell’Università Cattolica pronta a discutere la mia tesi di Master. Purtroppo le idee nelle vita ti si schiariscono poco alla volta ma, per fortuna, non è mai troppo tardi per intraprendere una rotta diversa. Mi sto riferendo a cosa “voler fare da grandi”, all’aver realizzato che lavoro e passione possono stare nello stesso contenitore senza dover uno fare a meno dall’altra. La mia soluzione, almeno teorica, è in una lunga frase che dà il nome al Master “Servizi educativi per il patrimonio artistico, dei musei storici e di arti visive” che ho scelto di frequentare in quanto forma delle figure atte alla mediazione del patrimonio dei beni culturali a ogni categoria di pubblico, elencate nella “Carta Nazionale delle professioni museali”.

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biagio bellotti autoritratto 1784 partUn angelo in volo scosta un prezioso tessuto e ci svela una visione di Paradiso; più in basso, oltre una scenografica architettura dipinta, assistiamo al Battesimo di Cristo. Sono le scene affrescate da Biagio Bellotti nella Basilica di San Giovanni Battista a Busto Arsizio, tra il 1756 e il 1765. Canonico e organista in San Giovanni, Bellotti offrì anche il suo lavoro di pittore per abbellire quella casa del Signore che amò a tal punto da lasciare il suo volto tra i dipinti e chiedere nel testamento di esservi sepolto.

A ricostruirne la vicenda umana e artistica è la mostra curata da Franco Bertolli, Giuseppe Pacciarotti e Augusto Spada, visitabile a Busto Arsizio fino al 28 febbraio nelle sale di Palazzo Marliani Cicogna e presso la Biblioteca Capitolare di San Giovanni.

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01 Canaletto il moloLo scorso 23 gennaio ha inaugurato a Brescia la mostra “Lo splendore di Venezia. Canaletto, Bellotto, Guardi e i vedutisti dell'Ottocento”, in allestimento a Palazzo Martinengo fino al 12 giugno 2016.
L'esposizione curata da Davide Dotti presenta il vedutismo veneziano in una veste più ampia, dimostrando come il genere pittorico che ebbe il suo massimo splendore nel Settecento affondi le radici nell'ultimo scorcio del 1600 e distenda le sue propaggini fino a tutto il 1800. Il percorso espositivo segue dunque un ordine cronologico, partendo dai precursori Gaspar Van Wittel e Luca Carlevarijs, fino ad arrivare alle porte del Novecento.

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2016masnago casula004bisL’esperienza teatrale proposta il 24 gennaio dagli studenti del Casula si è svolta in questo modo: 11 ragazzi hanno accompagnato 11 visitatori bendati - con il sottofondo di una voce narrante - davanti a un'opera che hanno descritto sussurrando all'orecchio della propria persona accompagnata.
In seguito i ragazzi e i “non vedenti” si sono seduti uno di fronte all’altro invertendo poi i ruoli mentre la narrazione proseguiva e si concludeva con un momento in cui gli studenti hanno disegnato ad occhi chiusi. Infine gli spettatori hanno partecipato ad un breve laboratorio in cui hanno dovuto riconoscere l'opera descritta e hanno provato anch’essi a disegnare con gli occhi chiusi.

 

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Ecco i pensieri dei ragazzi:

“Inizialmente ero piuttosto scettica perché sono una persona molto insicura e non credevo fosse un'esperienza fatta per me ma vedere l'immediata fiducia di una persona qualsiasi nel farsi guidare con gli occhi bendati è stato avvero emozionante”. Giulia D.

”È stata un'esperienza unica che non ci è concesso tutti i giorni di vivere, per questo sono contenta di avere partecipato e grata a tutti coloro che hanno reso possibile questo progetto. La soddisfazione e la gioia di aver creato qualcosa di luminoso e prezioso, i sorrisi e gli abbracci ricevuti e donati alla fine del percorso da parte di spettatori conosciuti e non, hanno avuto la meglio sulla stanchezza finale. Grazie di aver reso possibile tutto ciò”. Clara

”L'esperienza vissuta al castello di Masnago è stata indimenticabile, la cosa più entusiasmante è stato lo spettacolo organizzato da Dario Villa che ha permesso a ciascuno di noi di scoprire meglio i nostri lati artistici-creativi, oltre le persone che ho conosciuto con le quali ho vissuto emozioni fantastiche”. Riccardo

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2016masnago casula002Ciao a tutti, siamo tornati! Finalmente vi sveleremo a cosa stiamo lavorando e che porteremo in scena “Non vedo, lo sento, mi parla”: un’esperienza teatrale basata sui concetti di visione, sguardo e cecità.

Questo spettacolo è stato progettato per immergersi in un nuova prospettiva, ossia quella di un non vendente. Sarà un’esperienza alternativa all’insegna di nuove sensazioni fuori dalla routine di tutti i giorni, per chi ha voglia di sperimentare l’arte in maniera differente.
Con Dario, per prepararci abbiamo svolto vari laboratori in cui noi stessi abbiamo sperimentato la condizione di cecità, per poi iniziare a lavorare al progetto vero e proprio.

La nostra rappresentazione, liberamente tratta dai racconti “Cattedrale” di Carver e “Nel museo di Reims” di Daniele Del Giudice, ha preso sempre più forma con le numerose prove, le assegnazioni ciascuno di noi delle parti che interpreteremo e le rielaborazioni del copione iniziale per renderlo migliore e più interattivo col pubblico.

Abbiamo inoltre sviluppato la locandina (che potrete vedere in fondo al post), partendo dalla condivisione di idee fino ad arrivare agli scatti veri e propri realizzati con l’aiuto di un fotografo e promosso la nostra esperienza con numerosi post su facebook del castello.

Vi aspettiamo numerosi il giorno 24 gennaio dalle 16 alle 19.30; ci saranno sette repliche con 11 persone per volta.
Non perdetevi questa opportunità e ricordatevi di prenotare !!!
Vi informeremo presto sulle ultime news!

I vostri ragazzi del castello

2016masnago casula001Ciao a tutti! Direttamente dal Casula arrivano tredici studenti pronti a raccontarvi le loro esperienze al Castello di Masnago. Sono trascorsi solamente pochi giorni e già stiamo realizzando curiosissimi progetti che speriamo piaceranno anche a voi. In queste prime mattinate abbiamo conosciuto Dario Villa, insegnante del teatro periferico di Cassano Valcuvia, con il quale abbiamo fatto una lezione che ci ha introdotto all'oggetto dello spettacolo interpreteremo: la cecità. Inoltre abbiamo assistito alla lezione di Cristina Pesaro sugli strumenti di comunicazione e sul loro utilizzo e ci siamo impegnati a trovare idee particolari e originali, con l'aiuto del fotografo, per la creazione del volantino che servirà a pubblicizzare lo spettacolo. Nel pomeriggio, guidati dal nostro tutor museale Daniele Cassinelli, abbiamo girato per il castello e abbiamo scelto le opere che presenteremo durante la nostra performance e a settembre in occasione dell'evento "l'arte apre gli occhi".

Vi terremo aggiornati, a presto!

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